Stati Uniti: al via ondata di arresti di migranti irregolari

Pubblicato il 13 luglio 2019 alle 17:05 in Immigrazione USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Domenica 14 luglio comincerà un’ondata di arresti nazionali degli immigrati irregolari che rischiano il rimpatrio, ha annunciato il presidente americano, Donald Trump, confermando che il programma, volto a scoraggiare i flussi migratori provenienti dall’America Centrale, avrà inizio nonostante una prima battuta d’arresto. 

L’annuncio è stato divulgato da Trump nella giornata di venerdì 12 luglio. L’operazione , che avrà luogo in 10 città americane, mira all’arresto di centinaia di famiglie di immigrati a cui il tribunale dell’immigrazione ha recentemente ordinato di lasciare il Paese, ma che tuttora non hanno effettuato il rimpatrio. Il progetto era stato rivelato dal presidente via Twitter già nel mese di giugno, tuttavia era stato rimandato. Venerdì, Trump si è mostrato deciso della risoluzione presa, definendola una “importante operazione” volta a “rimuovere i criminali” e riferendo ai giornalisti: “Le persone stanno entrando in questo Paese illegalmente, noi le faremo uscire legalmente”.

Secondo le stime governative, di norma, lo U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE), agenzia federale facente parte del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, ogni settimana arresta migliaia di immigrati irregolari. Gran parte delle detenzioni vengono effettuate senza essere precedute da annunci pubblici. In tal proposito, il presidente, parlando ancora una volta ai reporter presenti nella Casa Bianca, ha affermato di non essere preoccupato che il preavviso possa aiutare gli immigrati a sfuggire agli arresti.

Dal primo annuncio presidenziale dell’operazione di arresti, alcuni sindaci, quasi tutti Democratici, hanno reso noto che non collaboreranno con i funzionari dell’ICE in merito ai rimpatri forzati, e hanno fatto campagne di informazione ai cittadini su come far valere i propri diritti, ad esempio tacendo in assenza di avvocati e non aprendo la porta di casa ai funzionari dell’ufficio immigrazione a meno che non siano presenti anche le forze dell’ordine con un mandato rilasciato dal tribunale.

Sempre venerdì 12 luglio, Trump ha inviato il vicepresidente americano, Mike Pence, in visita ad alcune delle strutture di detenzione di migranti di cui si è a lungo criticato le condizioni di vita, a McAllen, in Texas. Con Pence erano presenti anche giornalisti, che hanno documentato il sovraffollamento dei centri.

L’amministrazione Trump ha aumentato progressivamente la pressione esercitata sul governo messicano e su quello di altri Paesi dell’America Centrale per tentare di arginare l’afflusso di immigrati dal confine con gli Stati Uniti. In tal senso, lunedì 15 luglio, il leader americano incontrerà anche il presidente del Guatemala, Jimmy Morales, presso la Casa Bianca, per un dialogo sull’immigrazione e sulla sicurezza. Morales potrebbe firmare un accordo con cui dichiarare il suo Stato una destinazione sicura per i richiedenti asilo; ciò porterebbe a una riduzione di richieste di asilo negli States.

Quanto al Messico, le autorità nazionali hanno affermato che stanno aumentando l’assistenza consolare per i propri concittadini espatriati negli Stati Uniti che rischiano di essere toccati da “possibili operazioni migratorie”.

Lunedì 1 luglio, Trump aveva chiarito che la minaccia di imporre tariffe al Messico come punizione per non opporsi all’ondata migratoria non sarebbe più stata sul tavolo. “Penso che il presidente, Andrés Manuel López Obrador, stia facendo un ottimo lavoro”, aveva detto il leader repubblicano dopo aver firmato un pacchetto di aiuti da 4,6 miliardi di dollari approvato dal Congresso per aiutare il governo federale a gestire l’aumento degli immigrati centroamericani al confine tra Stati Uniti e Messico. Lo scorso 2 giugno, il capo della Casa Bianca aveva annunciato dazi graduali su tutti i prodotti messicani, che aveva poi sospeso dopo aver raggiunto un accordo di immigrazione con il vicino meridionale, il quale si era impegnato a indurire le politiche migratorie arrivando a schierare 16.000 agenti alla frontiera con gli USA e oltre 6.000 alla frontiera con il Guatemala.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.