Sudan: sventato colpo di Stato

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 11:45 in Africa Sudan

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Il Consiglio militare del Sudan ha dichiarato di aver sventato un tentativo di colpo di Stato giovedì 11 luglio. A diffondere la notizia è stato un alto generale dell’esercito sudanese il quale ha riferito, sulla tv nazionale, che 12 ufficiali e 4 soldati, sospettati di aver organizzato il golpe, sono stati arrestati.  

“Ufficiali e soldati dell’esercito e del Servizio Nazionale di intelligence e Sicurezza, alcuni dei quali in pensione, stavano tentando di realizzare un colpo di Stato”, ha detto il generale del consiglio militare Jamal Omar con una dichiarazione trasmessa in diretta. “Le forze regolari sono state in grado di sventare il tentato golpe”, ha aggiunto, senza specificare quando sarebbe stato esattamente realizzato il colpo. Omar ha altresì dichiarato che dei 12 ufficiali arrestati, 5 sono quelli già in pensione e ha specificato che le forze di sicurezza stanno indagando per identificare la mente del tentato colpo di Stato. “Si tratta di un tentativo di bloccare l’accordo raggiunto dal Consiglio militare di transizione e dall’Alleanza per la libertà e il cambiamento volto ad aprire la strada alla realizzazione delle richieste dei sudanesi”, ha affermato Omar.

La notizia è giunta giovedì in tarda serata quando i consiglieri legali del Consiglio militare e i leader delle proteste stavano definendo i dettagli dell’accordo politico in un famoso hotel di Khartoum. Il patto, sottoscritto dalle parti il 5 luglio, prevede la formazione di un Consiglio Sovrano misto civile-militare di 11 membri che governerà il Paese per 3 anni e 3 mesi circa. Il nuovo organo sarebbe il primo passo verso l’installazione di un’amministrazione civile in Sudan dopo mesi di stallo istituzionale e governo militare, da quando l’ex presidente Omar al-Bashir è stato destituito, l’11 aprile 2019, con un colpo di Stato. L’accordo è stato raggiunto anche grazie all’intensa attività di mediazione dell’Unione Africana e dell’Etiopia, favorevoli a una stabilizzazione della situazione politica e alla transizione verso un governo civile. Secondo quando stabilito nel patto di riconciliazione nazionale, il Consiglio Sovrano misto sarà formato da 5 soldati e 6 civili. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21, poi è prevista una rotazione. Tuttavia, i manifestanti hanno ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

Tuttavia, le manifestazioni in Sudan erano iniziate molto tempo prima, il 19 dicembre 2018, e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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