Siria: Guterres condanna gli attacchi nel Nord-Ovest del Paese

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 15:06 in Medio Oriente Siria

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Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato con fermezza, l’11 luglio, gli attacchi aerei contro i civili del Nord-Ovest della Siria, con un particolare riferimento all’attacco del 10 luglio contro un ospedale della città di Idlib, che ha provocato la morte di 7 civili.

Gli attacchi aerei sferrati dalle forze del regime siriano e dal suo alleato russo hanno spesso costituito una delle tematiche di discussione delle diverse sessioni del Consiglio di Sicurezza. L’11 luglio, Guterres ha parlato, in particolare, degli attacchi contro le strutture civili nella Siria Nord-occidentale, tra cui l’ospedale di Maarat al Numan, una della più grandi strutture mediche della regione. Tali offensive non si sono mai fermate, nonostante la pressione posta sulla Russia da parte dei suoi partner membri delle Nazioni Unite.

Di fronte a tale scenario, il Segretario Generale ha evidenziato il dovere di proteggere i civili e le infrastrutture civili, in particolare le strutture mediche. Guterres ha altresì aggiunto: “Chi viola gravemente il diritto internazionale umanitario deve essere ritenuto responsabile”.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 mersone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nell’area Nord- occidentale della Siria vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. Le Nazioni Unite hanno più volte evidenziato che un’offensiva contro i ribelli potrebbe portare a conseguenze disastrose per la regione.

Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

Il governo siriano e il suo alleato russo hanno ricominciato a lanciare operazioni militari più intense contro la provincia di Idlib nell’aprile 2019. Questa resta una delle poche aree che ancora non si trova sotto il pieno controllo del regime siriano. Sin dalla fine di aprile, più di 550 civili sono morti in seguito agli attacchi aerei da parte del regime, coadiuvato dalla Russia, e più di 23 ospedali sono stati colpiti. Secondo le potenze occidentali, tale operazione militare mira a diffondere terrore tra i civili. Per i russi, invece, l’obiettivo non è colpire la popolazione civile ma cacciare i terroristi dal Paese.

Tra gli attacchi degli ultimi giorni, un’autobomba è esplosa, giovedì 11 luglio, all’ingresso della città siriana di Afrin, situata nel Governatorato di Aleppo, nel Nord-Ovest del Paese. L’esplosione ha causato 11 morti, tra cui civili e bambini, e diversi feriti. Nella notte di mercoledì 10 luglio, 56 combattenti sono morti nella medesima area, in seguito a scontri tra le forze del regime e gli oppositori. Gli scontri, che proseguono dalla sera del 10 luglio, hanno causato più di 100 morti sia tra l’esercito del regime, sia tra gli oppositori, guidati dall’ex Fronte Nusra, ora noto come Hayat Tahrir al-Sham (HTS).

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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