Il riavvicinamento di Israele agli altri Paesi arabi, il miglior risultato dell’Iran

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 17:13 in Iran Israele

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Il ministro israeliano per la cooperazione regionale, Tzachi Hanegbi, ha dichiarato che il riavvicinamento tra Israele ed alcuni Paesi arabi è stato il miglior risultato dell’aggressione da parte iraniana.

Secondo Hanegi, le possibilità di uno scontro con l’Iran sono maggiori rispetto alle possibilità di un non-scontro. Tuttavia, la questione principale non è se una guerra possa o meno scoppiare, bensì quando. Fino ad ora, lo scontro tra Israele e Iran è stato uno scontro indiretto ma potrebbe diventare diretto prossimamente. Questo, a detta del ministro, non potrà essere evitato e sarà caratterizzato da un’escalation sempre maggiore.

Di fronte ad una possibile minaccia iraniana in Israele, l’occupazione della Siria ha spianato la strada all’Iran per accerchiare Israele, grazie anche al sostegno del Jihad islamico nella Striscia di Gaza e di Hezbollah in Libano. Quest’ultimo, secondo il ministro israeliano, rappresenta la più grande organizzazione militare al mondo in termini di forza militare, e nell’ultimo anno e mezzo, e dall’ascesa del presidente siriano, Bashar al-Assad, il suo obiettivo è stato creare una nuova minaccia militare che comprenda da 80 a 100 mila combattenti, posti al confine tra Siria e Israele.

In un primo momento, Israele ha mirato soltanto a bloccare le spedizioni di armi verso Hezbollah o i tentativi di controllo sul Golan ma ben presto ha cominciato a comprendere la necessità di capire i comportamenti da parte iraniana. A tale scopo, ha intrapreso una forte collaborazione con i servizi di sicurezza. A detta di Hanegi, Israele non può permettersi di ripetere lo stesso errore commesso in passato durante la seconda guerra del Libano (2006), in cui Hezbollah è riuscito a ricostruire la propria forza ed il proprio arsenale, e ciò ha spinto Israele ad essere sempre più attivo. In segno di risposta, l’Iran si è anch’esso mosso militarmente, arrivando a colpire anche lo spazio aereo giordano.

Il ministro israeliano ha altresì affermato che Israele non può accettare il prezzo di astenersi dallo scontro, altrimenti significherebbe dare agli iraniani il via libera per stabilirsi in Siria. Pertanto, il proprio Paese è determinato a fare il possibile per contrastare l’Iran e scongiurare la creazione di un ulteriore regno terrorista al confine, più grande di Hezbollah e Hamas. Allo stesso tempo, anche l’Iran, secondo Hanegi, vorrà proseguire sulla strada verso lo scontro, in quanto ha profuso grandi sforzi per salvare Assad e ora sta cercando i profitti dei propri investimenti. Tuttavia, “il confronto con l’Iran è il benvenuto, perché ne usciremo vincitori. Ci stiamo preparando per questo scontro mettendo in gioco le migliori capacità disponibili”: queste le parole di Hanegi.

Negli ultimi anni Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, prendendo di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, ovvero l’Iran e il gruppo paramilitare libanese Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei suoi confini territoriali. A tal proposito, anche in precedenza, Israele si è detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. Gli attacchi aerei israeliani rappresenterebbero altresì un tentativo di colpire i depositi di armi appartenenti ad Hezbollah. Non da ultimo, il 3 giugno, il regime siriano ha annunciato di essere stato colpito da un attacco missilistico, rivendicato da Israele, che ha interessato l’aeroporto militare della provincia di Homs, nell’Ovest della Siria.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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