Marocco: pena di morte per gli assassini delle 2 turiste europee

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 9:44 in Europa Marocco

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Si è tenuta nella sezione penale della Corte d’Appello di Salé, nei pressi della capitale marocchina di Rabat, l’11 luglio, la sesta sessione del processo di accusa contro i 3 sospettati principali dell’uccisione di due turiste europee, risalente al 17 dicembre scorso. La madre di una delle vittime ha chiesto la pena di morte.

Il 17 dicembre, le autorità marocchine avevano scoperto i corpi decapitati di due turiste scandinave, in un campeggio vicino al Monte Toubkal. Le vittime sono state identificate essere la danese Louisa Vesterager, di 24 anni, e la norvegese Maren Ueland, 28 anni. Pochi giorni dopo, l’ISIS ha rivendicato la morte delle due donne diffondendo in video in cui 4 militanti giurano fedeltà al califfato e poi uccidono le turiste. Nel filmato, una voce spiega che l’azione è stata una vendetta per ciò che è accaduto in Siria, dove l’ISIS è rimai stato sconfitto militarmente.

I tre sospettati principali dell’omicidio sono Abdel Samad al-Joud, 25 anni, ex- spacciatore, nonché capo di una cellula jihadista, noto come “Il principe”, Younis Uziad, di 27, e Rachid Afati, 33 anni, il “video-maker” dell’omicidio. Tutti sono stati portati in tribunale e sottoposti al processo.

La richiesta della famiglia della vittima danese coincide con la pena avanzata precedentemente dal Pubblico Ministero, nel corso della quinta sessione del processo, in cui il numero delle persone accusate ammontava a 24 imputati. La madre di Louisa ha altresì condiviso l’ultimo messaggio inviatole dalla figlia in cui diceva: “Vieni a salvarmi”.

L’avvocato difensore dei tre principali imputati, Havida Maksaoui, ha invitato la corte a mitigare la situazione e ha richiesto test psicologici per i 3 presunti assassini. A detta dell’avvocato, si tratta di vittime fragili, cadute nel baratro della povertà e dell’ignoranza, che vivono in condizioni sociali precarie e, pertanto, psicologicamente instabili. Dal canto suo, il Pubblico Ministero ha definito gli imputati “bestie umane”. Si prevede che il processo porterà ad una sentenza finale il 18 luglio prossimo.

Prima del crollo dello Stato Islamico in Siria ed Iraq, più di 1000 marocchini si sono uniti al califfato. Tra il 2017 ed il 2018, le autorità marocchine hanno smantellato circa 20 cellule terroristiche. L’ultima, il 18 giugno scorso, data in cui le autorità marocchine hanno annunciato di aver smantellato una cellula composta da 5 presunti jihadisti, nella città di Tetouan, situata nel Nord del Paese.

Le unità di intelligence e di polizia del Marocco sono impegnate da tempo nella lotta alla radicalizzazione e al crimine organizzato. A tal proposito sono state create delle reti di cooperazione e condivisione tra le forze dell’antiterrorismo del Paese, tra cui la principale agenzia di sicurezza anti-terrorismo del Paese, la Maroccan Central Bureau of Judicial Investigation  (BCIJ).

Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Marocco al 132esimo posto all’interno di una lista composta da 162 nazioni che indica il rischio di minaccia terroristica. Rispetto al 2017, quando si trovava al 123esimo posto, il Paese nordafricano ha guadagnato ben 9 posizioni. Dal 2015 all’aprile 2018, gli agenti del BCIJ hanno neutralizzato 815 terroristi e smantellato 53 cellule. Il primo giugno 2018, il re marocchino, Mohammed VI, ha inaugurato l’Institute for Specialized Training (IST), un sistema di sicurezza volto a rafforzare le attività di intelligence e antiterrorismo nel Paese, che opererà sotto l’ombrello della Direzione Generale per la Sicurezza Nazionale (DGNS) e la Direzione Generale per la Sorveglianza Territoriale (DGST). L’istituto mira a dotare le reclute delle competenze necessarie a contrastare le crescenti minacce alla sicurezza e all’integrità territoriale del Paese e, con le sue strutture di formazione all’avanguardia, è destinato a concentrarsi su servizi di intelligence, indagini penali, decodifica e intercettazione della comunicazione.

Il Marocco è considerato un porto sicuro nel Nord Africa, soprattutto se si considera l’instabilità degli Stati vicini. L’obiettivo del Paese è assicurare la sua presenza nel continente e promuovere un’agenda  che preveda una formazione simile agli agenti di sicurezza e di intelligence dei Paesi alleati che si trovano nel resto dell’Africa.

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.