L’Iraq desidera esportare petrolio attraverso Siria e Giordania

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 13:04 in Iraq Medio Oriente

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Il primo ministro iracheno, Adil Abdul-Mahdi, ha rivelato che il governo ha iniziato a studiare opzioni alternative per esportare petrolio attraverso i porti della Giordania e della Siria.

La dichiarazione è giunta il 9 luglio, durante una conferenza stampa a margine della seduta settimanale del Consiglio dei ministri. A detta di Mahdi, la maggior parte delle esportazioni di petrolio, al momento, vengono effettuate attraverso gli sbocchi situati a Sud. Tuttavia, l’Iraq necessita di diversificare le linee di esportazione, prendendo in considerazione i porti siriani e giordani.

Il primo ministro ha altresì affermato che il proprio Paese è preoccupato per gli sviluppi in materia di sicurezza nello Stretto di Hormuz. Considerata l’escalation delle tensioni tra gli USA e l’Iran, si teme che queste possano influenzare il traffico marittimo nello stretto, il quale rappresenta un importante canale per l’esportazione di petrolio iracheno.

Il porto situato nel governatorato di Bassora, nel Sud dell’Iraq, rappresenta l’unico canale marittimo del Paese da cui viene esportato greggio verso la regione del Golfo. Si stima che circa 3.5 milioni di barili di petrolio passino per il canale quotidianamente. Anche la regione del Kurdistan, nell’Iraq settentrionale, esporta circa 250 mila barili al giorno, attraverso un oleodotto dell’area, che raggiunge il porto turco di Ceyhan, sul Mar Mediterraneo. Il valore complessivo delle esportazioni di petrolio, secondo dati relativi al 2018, è di 68.192 milioni di dollari.

L’Iraq è il secondo maggior produttore di petrolio nell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), dopo l’Arabia Saudita, e produce circa 4,5 milioni di barili al giorno. In tale quadro, nel mese di aprile 2018, Baghdad ha annunciato di voler aumentare la capacità produttiva a 6,5 milioni di barili al giorno entro il 2022, nell’ambito del Piano di sviluppo nazionale quinquennale (2018-2022). L’annuncio giungeva dopo che il Paese aveva registrato il più alto tasso di esportazione all’inizio del 2018, con oltre 108 milioni e 190 mila barili di greggio nel mese di gennaio, con ricavi pari a 6 miliardi e 772 milioni di dollari, al prezzo di 62.596 dollari al barile.

Tuttavia, secondo un report pubblicato nel mese di maggio scorso, l’Iraq ha diminuito la propria quota di produzione di greggio, per adempiere ai vincoli OPEC. Secondo quanto dichiarato, la quota complessiva del governo federale e della regione autonoma del Kurdistan del mese di aprile 2019 ammontava a 4.624 milioni di barili al giorno, rispetto ai 4.644 milioni del mese di marzo.

L’Iraq cerca di recuperare economicamente e di riabilitare i propri giacimenti petroliferi, dopo essere stato stremato dalla guerra contro il terrorismo per oltre tre anni. Tuttavia, i colpi non sono mancati anche nell’ultimo periodo. Il 19 giugno scorso, un missile, di provenienza sconosciuta, ha colpito un compound di aziende petrolifere straniere situato nella città irachena di Bassora. Tra le compagnie del compound vi erano l’italiana Eni, l’americana ExxonMobil e l’olandese Shell.

Inoltre, il 30 maggio scorso, una serie di esplosioni ha colpito il Governatorato iracheno di Kirkuk, situato a Nord del Paese, a circa 250 km dalla capitale Baghdad, provocando almeno 5 morti e 18 feriti. La regione di Kirkuk è uno dei principali e più antichi giacimenti di petrolio del Medio Oriente.

L’OPEC, ovvero l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, è stata fondata nel 1960 e comprende dodici Paesi, tra cui l’Arabia Saudita, che si sono associati, formando un cartello economico. L’obiettivo è quello di negoziare con le compagnie petrolifere su aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni.

Gli stati membri OPEC controllano circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petrolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale. L’organizzazione parallela dell’OAPEC (Organizzazione dei Paesi Arabi Esportatori di Petrolio), fondata nel 1968 nel Kuwait, si occupa del coordinamento delle politiche energetiche dei paesi Arabi che fanno parte dell’OPEC.

Il 7 dicembre 2018, i Paesi membri dell’OPEC ed altri alleati hanno raggiunto un accordo per introdurre nuovi tagli alla produzione di petrolio, impegnandosi a ridurre la propria produzione giornaliera di 1,2 milioni di barili in totale. Il nuovo accordo è entrato in vigore il 1° gennaio 2019 ed ha la durata di 6 mesi.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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