L’Arabia Saudita invia truppe nei porti yemeniti

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 8:53 in Arabia Saudita Yemen

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Fonti ufficiali yemenite hanno confermato che le forze guidate dall’Arabia Saudita hanno iniziato a mettere in sicurezza i porti yemeniti, in seguito alla decisione degli Emirati Arabi Uniti di ridurre la propria presenza in Yemen.

Nello specifico, secondo quanto dichiarato da funzionari militari e del governo yemenita, l’11 luglio, gli ufficiali sauditi hanno preso il controllo delle basi militari nei porti del Mar Rosso di Mokha e Khukha, situati sulla costa occidentale dello Yemen. A detta delle fonti militari, tale mossa deriva dal desiderio di garantire sicurezza in due porti strategici.

Inoltre, Riad ha altresì inviato un numero imprecisato di truppe, sotto l’egida degli Emirati, nella capitale provvisoria di Aden, uno dei porti principali del Paese, e nella piccola isola di Perimo, situata nello stretto di Bab al-Mandeb.

Un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti (EAU) ha dichiarato che i tagli al numero di truppe sono stati effettuati in seguito a discussioni con l’Arabia Saudita. Abu Dhabi non si è definita preoccupata per un vuoto militare in Yemen, considerando cha ha precedentemente addestrato circa 90.000 soldati yemeniti.

Dopo diversi comunicati stampa, l’8 luglio era giunta la prima conferma ufficiale  da parte degli EAU circa l’intenzione di ritirare le proprie truppe dallo Yemen. La decisione rappresentava il primo passo nella strada della transizione da una strategia militare alla pace, nella cornice di un piano di ridistribuzione delle forze militari per motivi strategici e tattici. L’obiettivo principale è riportare la stabilità nell’area. 

Secondo alcuni esperti, vi sono fattori che spiegano la riduzione della presenza militare degli Emirati Arabi Uniti in Yemen. Tra questi, i danni subiti dal Paese sin dall’ingresso a Sana’a, come l’uccisione di 112 soldati dal 2015. A ciò si aggiunge la paura di Abu Dhabi dello scoppio di uno scontro militare nel Golfo, alla luce delle tensioni attuali tra l’Iran, da un lato, e gli USA con i suoi alleati, dall’altro. Sembrerebbe che da circa un anno gli EAU cercano di riportare a casa le proprie truppe, per evitare di essere coinvolti in una eventuale guerra tra Washington e Teheran, di cui subirebbe le conseguenze di una vendetta iraniana.

Lo scenario politico in Medio Oriente è divenuto particolarmente instabile negli ultimi mesi, a causa di tensioni riguardanti soprattutto USA ed Iran. A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran.

Nel quadro di tali crescenti tensioni, il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e mezzi navali appartenenti all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. A tal proposito, Abu Dhabi non ha accusato nessun Paese specifico per l’accaduto ma ha espresso la propria preoccupazione circa la minaccia iraniana. Il 7 giugno scorso, gli EAU, insieme alla Norvegia e all’Arabia Saudita, hanno dichiarato in sede ONU che i risultati delle prime indagini sugli attacchi alle navi hanno evidenziato come si trattasse di un’operazione “sofisticata e coordinata”, portata avanti molto probabilmente da un attore statale.

Un ultimo evento che ha acceso nuovamente le tensioni nel Golfo si è verificato il 13 giugno scorso, quando due grandi esplosioni hanno interessato alcune petroliere nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran. In tale quadro, gli Stati Uniti hanno incolpato Teheran degli attacchi e si sono detti alla ricerca del consenso internazionale contro le minacce alla sicurezza dei carichi via mare, nonostante l’Iran abbia respinto le accuse di coinvolgimento nella duplice esplosione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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