Algeria: vasta operazione anticorruzione. Bouteflika il primo responsabile

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 11:42 in Africa Algeria

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Una vasta operazione anticorruzione condotta in Algeria nelle ultime settimane ha portato ad indagini ed arresti di alti funzionari, in carica o dimessi, oltre ad alcuni miliardari. Tra gli arresti degli ultimi giorni, 5 ministri e 6 imprenditori, oltre ad un ex- capo di polizia ed il direttore di una residenza per presidenti e ministri, tutti vicini all’ex presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika.

Nello specifico, la lista degli arresti comprende l’ex primo ministro del governo Bouteflika, Ahmed Ouyahia, l’ex ministro della Salute, del Commercio e dell’Industria, Amara Benyounès, il direttore della residenza di Stato “Sahel”, Hamid Melzi, ed un partner di Volkswagen, Mourad Oulmi.

Mentre il dossier corruzione è ancora aperto, i cittadini algerini continuano ad opporsi a coloro che sono stati accusati e, in particolare, hanno altresì chiesto che lo stesso Bouteflika sia ritenuto responsabile del fenomeno e degli eventi connessi, scoperti durante i suoi 20 anni di governo, in quanto capo politico e morale.

Dopo più di tre mesi dalle dimissioni dell’ex presidente, gli algerini continuano ad accusare Bouteflika, e tutti coloro che lo circondano, di corruzione. In particolare, il 5 luglio, il popolo è sceso in piazza, in occasione dell’anniversario dell’indipendenza del Paese, con slogan contro “Aziz di Algeria”, considerandolo il responsabile principale della corruzione, in quanto ha spesso concesso immunità e privilegi all’entourage del proprio “impero”, che utilizzava il suo nome per arricchirsi. In tale contesto, un cittadino ha dichiarato che, prima dell’arrivo di Bouteflika e della sua famiglia, il Paese era immune dalla corruzione. Pertanto, l’ex presidente è il primo imputato e responsabile dell’arricchimento ingiustificato di altre persone, e le sue condizioni di salute non sono un buon pretesto per evitare una responsabilità giudiziaria.

Nonostante Bouteflika abbia chiesto perdono per i propri fallimenti, in un messaggio trasmesso in seguito alle sue dimissioni, alcuni ritengono che le scuse non siano sufficienti a cancellare la portata della corruzione che ha caratterizzato il suo governo, a causa della quale le casse dello Stato hanno rimesso circa 70 miliardi di dollari, tolti dalle tasche dei cittadini.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, soprattutto in seguito al rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio. Non è ancora stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese nord-africano.

La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, dopo 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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