Afghanistan: kamikaze di 13 anni si fa esplodere durante una festa di matrimonio

Pubblicato il 12 luglio 2019 alle 12:50 in Afghanistan Asia

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Un attentatore suicida sui 13 anni ha attaccato una festa di matrimonio nella provincia afghana di Nangarhar, venerdì 12 luglio, uccidendo almeno 6 persone e ferendone 40. Il portavoce del governatore della provincia, Atahullah Khogyani, ha riferito che un ragazzo minorenne si è fatto esplodere nella casa di un comandante di una milizia filogovernativa, situata nel distretto di Pacheragam, mentre si celebrava un matrimonio. Khogyani ha anche aggiunto che le 40 persone ferite sono state immediatamente portate all’ospedale. Secondo alcune fonti locali, il numero dei morti ammonterebbe a 10. A sposarsi era il figlio di un ufficiale della milizia della provincia, il quale sarebbe stato l’obiettivo dell’attacco e avrebbe perso la vita nell’incidente.

Nessun gruppo ha ancora rivendicato l’attentato suicida ma i militanti dello Stato Islamico conducono frequentemente attacchi di questo tipo contro ufficiali governativi e forze di sicurezza locali, soprattutto a Jalalabad, la principale città della provincia di Nangarhar. I talebani, tuttavia, hanno rilasciato una dichiarazione in cui negano di essere coinvolti nell’attacco.

Le milizie filogovernative lavorano spesso a fianco delle forze di sicurezza afghane per evitare che alcuni territori del Paese cadano nelle mani del gruppo dei talebani o dei combattenti dello Stato Islamico. Il 29 giugno, circa 26 membri delle milizie afghane legate al governo di Kabul erano stati uccisi dai talebani nel Nord dell’Afghanistan. Gli uomini uccisi nell’incursione talebana facevano parte di un gruppo composto di alcune migliaia di volontari reclutati localmente e dispiegati dalle forze governative nelle aree riconquistate ai militanti per pattugliare e vegliare alla sicurezza, di modo tale che l’esercito possa concentrare tutte le sue unità su nuove operazioni.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese per eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione e stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. Il 29 giugno, ha avuto inizio il round di colloqui di pace tra Talebani e Stati Uniti, il settimo tra le due parti, con l’obiettivo di discutere il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e il progressivo arresto degli attacchi terroristici nel Paese. L’argomento centrale degli incontri era stato stabilire una data precisa per il ritiro delle forze armate straniere e statunitensi dall’Afghanistan. Un altro tema riguardava la garanzia che i talebani dovranno offrire in cambio del ritiro americano, affinché non si verifichino più attacchi terroristici e affinché il Paese non venga utilizzato come base per le offensive dei militanti islamici. Infine, gli ultimi due punti da affrontare sono stati il cessate-il-fuoco ed i colloqui di pace tra le due fazioni afghane rivali, quella dei ribelli e quella del governo supportato dall’Occidente.

Lunedì 8 luglio si è conclusa l’ultima conferenza per la pace in Afghanistan, tra talebani e governo afghano, a Doha. Come stabilito nel comunicato finale, circa 70 afghani, in rappresentanza del movimento dei Talebani, del governo, dell’opposizione e della società civile, si sono impegnati nel delineare le modalità volte a realizzare un clima favorevole alla pace.I partecipanti hanno raggiunto un accordo per delineare una road map e intraprendere iniziative volte a portare la pace nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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