Yemen: il governo minaccia di interrompere i negoziati

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 16:51 in Medio Oriente Yemen

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Il governo yemenita legittimo, riconosciuto a livello internazionale, ha minacciato, il 10 luglio, di interrompere i negoziati con le milizie dei ribelli sciiti Houthi, per quanto riguarda la questione dello scambio dei prigionieri.

La dichiarazione giunge dopo che la corte Houthi a Sana’a ha condannato a morte 36 attivisti politici, detenuti da 3 anni, in seguito ad un processo definito “comico”, perché intrapreso da un tribunale privo di mandato legittimo. Sia il governo yemenita sia componenti politiche e di difesa dei diritti umani si sono opposte a tale disposizione. Tra queste, anche Amnesty International, che ha invitato gli Houthi ad abolire le condanne a morte emesse e a rilasciare immediatamente i prigionieri.

Secondo il capo di una delegazione del governo yemenita, Hadi Haig, si tratta di una condotta illegittima e, le sentenze relative ai prigionieri verranno presto concluse. Inoltre, Hadi Haig, coinvolto nelle consultazioni tra il governo e i ribelli per la questione, ha chiesto all’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffith, di prendere una posizione in merito. In caso contrario, il governo yemenita interromperà le negoziazioni con la controparte Houthi. Allo stesso tempo, Sana’a aveva altresì chiesto, precedentemente, di intervenire per impedire alle milizie dei ribelli sciiti di giustiziare gli attivisti politici detenuti.

Anche il Regno Unito ha espresso profonda preoccupazione per le condanne a morte emesse dalle milizie Houthi contro i 36 prigionieri detenuti a Sana’a. A tal proposito, l’ambasciata britannica in Yemen ha dichiarato che Londra si oppone alla pena di morte in qualsiasi circostanza e condanna le milizie Houthi, in quanto non rappresentano un governo legittimo, autorizzato ad emettere tale tipo di sentenze contro prigionieri politici.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi.

Nei 4 anni del conflitto yemenita, gli Houthi sono riusciti a sviluppare sistemi missilistici, divenuti armi strategiche in grado di minacciare l’intera area del Golfo. La coalizione a guida saudita ha dichiarato che, fino ad ora, sarebbero 218 i missili balistici lanciati contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli. Gli ultimi dati aggiornati sulla guerra civile in Yemen riferiscono che il numero di morti, dall’inizio del conflitto, ha superato le 91.600 persone.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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