USA: necessarie scorte per proteggere le navi del Golfo dall’Iran

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 18:44 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno discutendo piani per predisporre scorte navali per le petroliere che attraversano l’area del Golfo. La decisione segue la notizia, diffusa nella giornata di giovedì 11 luglio, che 3 navi iraniane abbiano cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Il generale americano Mark Milley, nominato per diventare direttore dello Stato maggiore congiunto, ha affermato oggi, durante una seduta del Senato, che gli USA svolgono un “ruolo cruciale” nel garantire la libertà di navigazione nel Golfo. Milley ha altresì dichiarato che gli Stati Uniti stavano cercando di mettere insieme una coalizione “per fornire una scorta militare e navale alle imbarcazioni commerciali”. “Penso che queste iniziative si svilupperanno entro le prossime due settimane”, ha concluso il generale americano.  

Sempre oggi, il Comando centrale degli Stati Uniti ha sottolineato che le minacce alla libertà di navigazione internazionale richiedono una soluzione internazionale. “L’economia mondiale dipende dal libero flusso del commercio e spetta a tutte le nazioni proteggere e preservare questo fulcro della prosperità globale”, ha dichiarato in una nota il capitano Bill Urban, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti.

L’accaduto giunge in seguito al rifiuto da parte delle Guardie della Rivoluzione iraniane delle accuse rivolte da parte americana, il 10 luglio, secondo cui l’Iran ha detenuto una petroliera britannica nel Golfo. Nello specifico, secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari statunitensi, 5 imbarcazioni, presumibilmente appartenenti alle Guardie della Rivoluzione iraniane, si sono avvicinate a una petroliera britannica situata nel Golfo, chiedendo di fermarsi nelle acque territoriali nei pressi della propria posizione. Tuttavia, dopo l’avvicinamento di un’altra fregata britannica, le imbarcazioni iraniane si sono allontanate.

Tali incidenti si inseriscono in un quadro più ampio, in cui inserire altresì un altro accaduto. Il 4 luglio scorso, la petroliera iraniana Grace 1 è stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

A tal proposito, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha dichiarato che vi saranno conseguenze per il Regno Unito, sebbene abbia definito tale Paese “impaurito” e “senza speranze”. Anche il ministro della Difesa iraniano, Amir Hatami, aveva precedentemente promesso che il proprio Paese avrebbe risposto al sequestro della petroliera al largo delle coste di Gibilterra, trattandosi di un’azione non tollerabile.

Le relazioni tra il Regno Unito e l’Iran si sono inasprite negli ultimi tempi. Ciò è accaduto soprattutto in seguito alle affermazioni da parte britannica, secondo cui l’Iran è tra i responsabili dell’attacco del 13 giugno a due petroliere situate nel Golfo di Oman. Inoltre, il governo britannico sta facendo pressioni sull’Iran per il rilascio di una madre iraniana-britannica, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in carcere dal 2016 con l’accusa di spionaggio. Accuse, queste, negate.

 

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Chiara Gentili

di Redazione

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