Siria: 11 civili e 56 combattenti morti nel Nord-Ovest

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 12:49 in Medio Oriente Siria

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Un’autobomba è esplosa, giovedì 11 luglio, all’ingresso della città siriana di Afrin, situata nel Governatorato di Aleppo, nel Nord-Ovest del Paese. L’esplosione ha causato 11 morti, tra cui civili e bambini, e diversi feriti. Nella notte di mercoledì 10 luglio, 56 combattenti sono morti nella medesima area, in seguito a scontri tra le forze del regime e gli oppositori.

La città di Afrin è controllata dalle fazioni armate sostenute dalla Turchia. Il 20 gennaio 2018, Ankara ha lanciato l’operazione Ramo d’Olivo contro l’omonimo distretto, situato al confine con la Turchia. Si tratta di una campagna militare volta a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona di sicurezza di 30 km al confine tra la Turchia e la Siria.

Nelle ultime settimane, diverse esplosioni si sono verificate nell’area di Afrin e dintorni. Un leader della fazione sostenuta dalla Turchia è morto in seguito ad una bomba posizionata nella propria automobile, nell’area rurale a Nord-Est di Aleppo. Il 3 luglio scorso, un altro ordigno è stato fatto esplodere in un veicolo militare dell’operazione Ramo d’Olivo, nel Nord di Afrin e, come riportato dall’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, anche il mese di giugno non è stato esente da attacchi contro le forze filo-turche presenti nel Nord della Siria. Tali avamposti turchi vengono presi di mira dalle forze provenienti dai territori in mano alle forze fedeli al presidente siriano, Bashar al-Assad. In particolare, un soldato turco è stato ucciso e altri 3 sono rimasti feriti nel corso di un attacco avvenuto giovedì 27 giugno e definito dal Ministero di Ankara “deliberato”. Anche il 16 giugno, fuochi di mortai e bombardamenti, provenienti da una regione in mano al governo di Damasco, avevano colpito un punto di vedetta della Turchia in Siria.

Per quanto riguarda gli scontri tra le forze del regime ed i dissidenti, questi sono scoppiati in seguito al tentativo da parte dei ribelli di prendere il controllo del villaggio di Hamamiyat e di una collina nei pressi dei villaggi di Hama, nel Nord-Ovest del Paese. Quest’ultima è un’area altamente strategica, in quanto consente di monitorare la strada da cui provengono aiuti. Il bilancio delle vittime include 32 membri delle forze del regime e 24 provenienti dalle fazioni di opposizione. Il 10 luglio, un attacco aereo da parte del regime, contro un ospedale di Idlib, ha causato la morte di altri 11 civili, tra cui almeno quattro bambini.

La guerra civile è scoppiata nel Paese il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. Nell’area Nord- occidentale della Siria vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano.

Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

Il governo siriano e il suo alleato russo hanno ricominciato a lanciare operazioni militari più intense contro la provincia di Idlib nell’aprile 2019. Questa resta una delle poche aree che ancora non si trova sotto il pieno controllo del regime siriano. Sin dalla fine di aprile, più di 550 civili sono morti in seguito agli attacchi aerei da parte del regime, coadiuvato dalla Russia. Le forze di Ankara, invece, hanno stabilizzato la loro presenza al confine meridionale della Turchia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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