ONU: incrementare le azioni contro il terrorismo in Africa Occidentale

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 12:38 in Africa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli attacchi islamisti si stanno diffondendo con una rapidità preoccupante nella regione dell’Africa Occidentale e le autorità dovrebbero considerare un rafforzamento delle iniziative di difesa, ha dichiarato mercoledì 10 luglio il capo delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, durante una conferenza a Nairobi. Servono più sforzi rispetto all’attuale impegno militare e i finanziatori internazionali devono supportare progetti di questo tipo, ha altresì specificato il segretario generale dell’ONU.

Gruppi islamisti legati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico hanno guadagnato terreno nell’arida regione del Sahel durante il corso dell’anno e hanno preso il controllo di diverse aree non governate. Ciò, in molti casi, ha anche accresciuto le violenze etniche tra tribù locali, come in Mali e in Burkina Faso. La situazione preoccupa soprattutto la forza regionale del G5 Sahel, una missione lanciata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nord-occidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il corpo dell’iniziativa comprende truppe provenienti da Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Burkina Faso e, nella situazione attuale, il suo impegno sembra insufficiente a fermare la diffusione dell’estremismo jihadista dall’entroterra alle regioni costiere dell’Africa Occidentale, arrivando a coinvolgere anche le potenze economiche regionali della Costa d’Avorio e del Ghana.

“Dovremmo essere aperti a iniziative che vadano al di là del G5 Sahel”, ha chiarito il Segretario Antonio Guterres. “Siamo aperti a sostenere qualsiasi iniziativa africana che coinvolga tutti i Paesi della regione in cui la minaccia si sta diffondendo”, ha aggiunto.

Il G5 Sahel è innanzitutto un forum istituzionale fondato il 16 febbraio 2014 a Nouakchott, in Mauritania, per la cooperazione nell’Africa occidentale. Il suo obiettivo principale è quello di promuovere i legami economici tra i Paesi africani e combattere la minaccia terroristica nella regione. La sua forza militare è stata creata nel febbraio del 2017, con il lancio dell’operazione G5 Sahel Force, composta da circa 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari dei 5 Paesi membri del forum. La forza, tuttavia, manca della coordinazione e dell’efficacia per portare avanti in maniera concreta la sua missione. Nel novembre 2018, Guterres aveva dichiarato che i finanziatori internazionali avevano erogato meno della metà dei fondi promessi alla missione.

La militanza armata in Africa non è limitata solo alle regioni occidentali e la sua diffusione è stata sostenuta in molte aree dagli alti livelli di povertà, dalla corruzione e dalla violenza di Stato. Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell’Unione africana, ha messo in discussione la posizione della comunità internazionale sul mantenimento della pace in Africa e ha denunciato che in quelle aree non esiste alcun meccanismo per garantire finanziamenti coerenti. “La minaccia è reale”, ha detto. “Oggi è tutta l’Africa occidentale e centrale ad essere colpita. La comunità internazionale deve mobilitarsi nello stesso modo in cui c’è stata una mobilitazione sulla Siria e l’Iraq”.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.