L’UE si prepara a sanzioni contro la Turchia per le trivellazioni a largo di Cipro

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 17:04 in Cipro Europa Turchia

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L’Unione Europea interromperà i colloqui di alto livello con la Turchia e i negoziati su un accordo per i trasporti aerei a causa delle trivellazioni di gas e petrolio considerate “illegali” a largo dell’isola di Cipro. La decisione congiunta dell’Unione, che può ancora essere modificata e che comprende anche il congelamento di finanziamenti per Ankara previsti per l’anno prossimo, sarà discussa tra i vari delegati a Bruxelles con lo scopo di adottarla entro lunedì 15 luglio, durante la seduta dei ministri degli Esteri del blocco europeo. Le trivellazioni turche rischiano di inasprire il conflitto tra Ankara e Nicosia sulla questione della divisione di competenze nelle esplorazioni petrolifere e di gas. La Turchia e il governo internazionalmente riconosciuto di Cipro hanno infatti interessi e rivendicazioni comuni su quell’area del Mediterraneo, ricca di gas naturale.

“Alla luce delle nuove e continue attività di perforazione illegali della Turchia, l’UE decide di sospendere i negoziati sull’Accordo globale sui trasporti aerei e accetta di non organizzare per il momento ulteriori incontri per dialoghi di alto livello”, si legge nella bozza della decisione. “Il Consiglio approva la proposta della Commissione europea di ridurre l’assistenza pre-adesione alla Turchia per il 2020 e invita la Banca europea per gli investimenti a rivedere le sue attività di prestito in Turchia, in particolare per quanto riguarda i prestiti sovrani”, continua il documento. In più, l’Unione Europea ha aggiunto che sarà pronta a introdurre misure più restrittive contro la Turchia se dovesse continuare con le trivellazioni.

Anche la Federazione russa si è detta preoccupata dalle azioni della Turchia nella zona economica esclusiva di Cipro e ha chiesto alle parti di astenersi da passi che potrebbero far scoppiare tensioni in una zona delicata del Mar Mediterraneo. Ankara, dal canto suo, non intrattiene alcuna relazione diplomatica con Nicosia e ha affermato che alcune aree della zona marittima al largo di Cipro rientrano nella piena giurisdizione turca o in quella dei turco-ciprioti, che hanno il proprio Stato separatista nel nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. Cipro, invece, ritiene che definire una propria zona economica esclusiva (ZEE) sia un suo diritto. 

Il 20 giugno, Ankara aveva stabilito che una seconda nave di perforazione avrebbe condotto operazioni per l’estrazione di gas naturale, al largo della costa nordorientale di Cipro, per i prossimi 3 mesi. 

La disputa tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota.

Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Da oltre 40 anni, i leader turco-cipriota e greco-cipriota, insieme ai rappresentanti dei Paesi garanti (Turchia, Grecia e Regno Unito), hanno avuto colloqui sostenuti dalle Nazioni Unite, volti a risolvere la controversia. L’ultimo round negoziale si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento.

In considerazione di tale clima, il 30 gennaio 2019, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità la risoluzione sull’estensione del mandato della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite con sede a Cipro (UNFICYP), che rimarrà attiva almeno fino al 31 luglio 2019.

Secondo quanto ricostruito dall’agenzia di stampa Reuters, i territori circostanti l’isola di Cipro risulterebbero essere ricchi di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele.

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Chiara Gentili

di Redazione

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