Libia: trovati missili americani provenienti da Parigi

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 18:15 in Francia Libia

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Alcuni missili americani trovati in una base utilizzata dalle forze del comandante libico Khalifa Haftar provenivano dalla Francia, ha confermato il Ministero della Difesa di Parigi, negando tuttavia di averli forniti ai ribelli. In tal caso, infatti, si tratterebbe di una violazione dell’embargo sulle armi fissato dalle Nazioni Unite.

Parigi ha specificato che i missili statunitensi Javelin, del valore di più di 170.000 dollari l’uno, trovati in un campo a Sud di Tripoli, erano stati dati alle forze francesi operative nel Paese ma erano risultati difettosi e dovevano essere distrutti. “Non sono stati trasferiti alle forze locali”, ha riferito una dichiarazione del Ministero francese.

I 4 missili Javelin, normalmente forniti solo agli alleati americani più stretti, sono stati scoperti il 29 giugno, quando le forze fedeli al governo di Tripoli hanno invaso la base di Gharyan, utilizzata dagli uomini sotto il comando di Haftar. Le armi erano state in seguito mostrate ai giornalisti e ciò ha portato a un’indagine di Washington sull’identificazioni di chi ne fosse stato in possesso. È utile specificare che quel tipo di missili viene generalmente utilizzato contro carriarmati e altri veicoli. Il Dipartimento di Stato americano ha concluso che le armi erano state inizialmente vendute alla Francia come parte di un lotto di consegne avvenuto nel 2010.

“Queste armi erano state inviate per la protezione delle forze che intraprendono missioni di intelligence e antiterrorismo nel Paese nordafricano”, ha aggiunto la dichiarazione francese. Parigi nega da molto tempo le presunte accuse di supporto materiale alle truppe dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar. Diverse domande sono state sollevate su come queste armi siano finite nelle mani del generale libico. Le forze francesi sono state dispiegate soprattutto nelle regioni orientali, lontano da Tripoli e dalla base di Gharyan.

Secondo le forze fedeli al governo di Tripoli, anche bossoli con i contrassegni dell’esercito degli Emirati Arabi Uniti sono state mostrate ai giornalisti insieme ai ritrovamenti della base. Gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e l’Arabia Saudita sono considerati i principali sostenitori di Haftar. A maggio, un’inchiesta della tv araba Al-Jazeera aveva rivelato che alcuni aerei cargo erano stati visti consegnare materiale non identificato presso basi aeree controllate dal generale Haftar.

Il generale Khalifa Haftar, dopo aver preso parte alle rivolte contro l’ex dittatore Muammar Gheddafi, è emerso nel maggio 2014 al momento del lancio dell’Operation Dignity, un’offensiva per liberare la Libia ed eliminare tutti gruppi armati e i militanti estremisti. Dopo una rapida avanzata da Est verso i territori meridionali, Haftar è risalito a Nord e ha conquistato Gharyan il 2 aprile, due giorni prima dell’operazione contro la capitale, dove è situato il Governo di Accordo Nazionale. L’attacco contro Tripoli è stato sferrato il 4 aprile e l’offensiva è ancora in corso. Da parte sua, il governo della capitale, presieduto da Fayez al-Serraj, ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar (LNA). 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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