Algeria: Haftar non conta nulla

Pubblicato il 11 luglio 2019 alle 15:26 in Algeria Libia

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Il premier algerino, Noureddine Badawi, si è incontrato con il ministro dell’Interno libico, Fathi Bashagha, nella cornice di una visita di quest’ultimo in Algeria.

Il primo ministro algerino ha innanzitutto evidenziato la necessità, per il presidente dell’Unione Africana, di dichiarare i nomi dei Paesi coinvolti nella situazione di destabilizzazione in Libia. Sebbene i Paesi africani stiano vivendo una fase di “disincanto” verso la Libia, l’Unione Africana ha un ruolo fondamentale per la stabilità in Libia.  Badawi ha poi chiesto alle Nazioni Unite di pubblicare una dichiarazione sulle condizioni attuali di Tripoli, in seguito all’offensiva intrapresa dal generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, che mira a prendere il controllo della capitale.

Il premier algerino ha poi rivelato la possibilità di creare uno spazio aereo condiviso tra Algeria e Libia nel futuro prossimo ed ha lodato il ruolo del ministro libico volto a stabilire la pace e la sicurezza nel proprio Paese. Le due parti si sono altresì dette disponibili a coordinarsi in materia di sicurezza, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei confini, la lotta al terrorismo ed il traffico di droga. L’Algeria, che riconosce il governo di Tripoli come legittimo, è altresì pronta a collaborare per eventuali programmi di formazione.

In tale contesto, l’Algeria si è detta aperta a sostenere Tripoli in un dialogo verso la risoluzione della crisi, affermando altresì l’importanza di una ferma condanna a livello internazionale dell’operazione militare di Haftar. Inoltre, a detta del premier algerino, Haftar non conta nulla se confrontato con l’importanza del Paese a livello regionale ed internazionale.

Si tratta della seconda visita, nelle ultime 5 settimane, di un alto funzionario libico in Algeria. A fine maggio, il presidente del governo di Tripoli, Fayez al- Serraj, si era recato nel Paese per discutere degli ultimi sviluppi del proprio Paese.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati.

Tra gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, il 2 luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico ma, interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non hanno risposto all’accusa.  Successivamente, l’LNA ha sferrato, il 9 luglio, un attacco aereo per mezzo di raid contro le postazioni delle milizie del governo di Tripoli nelle città di Gharyan, con l’obiettivo di riprendere il controllo dell’area a Sud-Ovest della capitale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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