USA vogliono formare coalizione militare nelle acque intorno a Iran e Yemen

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 10:48 in Iran USA e Canada Yemen

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Gli Stati Uniti intendono riunire i loro alleati in una coalizione militare che salvaguardi le acque a largo dell’Iran e dello Yemen. Le trattative si svolgeranno nel giro di un paio di settimane, ha chiarito il generale della Marina, Joseph Dunford, e l’operazione servirà a proteggere le aree dagli attacchi di Teheran e dei combattenti allineati al suo governo. L’amministrazione americana ritiene infatti che i ribelli Houthi, coinvolti nella guerra in Yemen contro la coalizione a guida saudita, siano supportati sia militarmente che finanziariamente dall’Iran, il quale ha sempre negato questo tipo di accuse.

Dunford, che è anche presidente dello Stato Maggiore Congiunto, ha riportato ai giornalisti i dettagli dell’iniziativa in seguito all’incontro con il Segretario della Difesa Mark Esper e il Segretario di Stato Mike Pompeo, martedì 9 luglio. Secondo il piano, che sarà ultimato nei prossimi giorni, gli Stati Uniti forniranno navi da comando e guideranno gli sforzi di sorveglianza di una coalizione militare situata nei pressi delle coste dello Yemen e dell’Iran. Gli alleati americani, da parte loro, pattuglieranno le acque vicino alle navi di comando e scorteranno le imbarcazioni mercantili battenti bandiera USA.

“Ci stiamo impegnando con un certo numero di Paesi per vedere se possiamo mettere insieme una coalizione che assicuri la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e in quello di Bab al-Mandab”, ha detto Dunford. “Penso che probabilmente nelle prossime due settimane identificheremo quali nazioni abbiano la volontà politica di sostenere l’iniziativa e lavoreremo direttamente con le forze armate per identificare le capacità specifiche che la devono supportare”, ha aggiunto il generale della Marina.

L’Iran ha minacciato a lungo di chiudere lo Stretto di Hormuz se non fosse stato in grado di esportare il suo petrolio. Attraverso lo stretto, che separa il Golfo Persico dal Golfo dell’Oman, passa quasi un quinto del petrolio mondiale. Nell’ultimo mese, le tensioni tra Stati Uniti e Iran su quell’area avevano raggiunto livelli preoccupanti. Il 13 giugno, due piattaforme petrolifere situate nel Golfo di Oman erano state danneggiate dall’esplosione di alcune mine. Le due imbarcazioni battevano, una, bandiera delle Isole Marshall, l’altra, della Repubblica di Panama. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva accusato Teheran di essere tra i responsabili dell’attacco. Ma l’episodio più grave si è verificato qualche giorno più tardi, il 20 giugno, quando un drone americano era stato abbattuto nello Stretto di Hormuz perché accusato di sorvolare nello spazio aereo iraniano. Washington si era difeso sostenendo che il velivolo stesse attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale. A quel punto, Trump aveva ordinato un attacco contro l’Iran ma, nel giro di poche ore, aveva deciso di annullare l’operazione perché, secondo le sue parole, avrebbe causato un numero troppo elevato di vittime e “non sarebbe stato proporzionato” all’abbattimento di un drone.

Il Giappone, uno dei principali alleati del governo di Washington, non si è espresso direttamente sull’iniziativa di Dunford. Il vice-capo segretario del governo di Tokyo, Kotaro Nogami, ha detto, a mergine di una conferenza stampa nella capitale, mercoledì 10 luglio: “Siamo abbastanza preoccupati dell’aumento delle tensioni nel Medio Oriente e garantire un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz è vitale per la sicurezza energetica della nostra nazione, così come per la pace e la prosperità della società internazionale”. “Il Giappone rimarrà in stretto contatto con gli Stati Uniti e altre nazioni collegate e continuerà a portare avanti gli sforzi per la stabilità e la riduzione della tensione nel Medio Oriente” è quanto ha dichiarato il vice-segretario.

Per quanto riguarda lo Yemen, gli Stati Uniti, così come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, hanno a lungo temuto gli attacchi dei combattenti Houthi nello stretto navigabile di Bab al-Mandab, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e il Mar Arabico. I ribelli hanno acceso la guerra civile in Yemen il 19 marzo 2015, quando hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. Il conflitto va avanti ancora oggi e i gruppi che si contrappongono negli scontri sono, da un lato, gli Houthi sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, dall’altro lato, le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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