Trump: le sanzioni contro l’Iran aumenteranno sostanzialmente

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 20:15 in Iran USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che aumenterà le sanzioni contro l’Iran e ha nuovamente criticato l’accordo sul nucleare del 2015.

La nuova minaccia è arrivata tramite un post su Tweeter, pubblicato il 10 luglio, a seguito di una riunione d’emergenza sul programma nucleare iraniano con l’osservatore delle Nazioni Unite. “L’Iran si è per lungo tempo ‘arricchito’, in totale violazione del terribile accordo da 150 miliardi di dollari stipulato da John Kerry e dall’amministrazione Obama. Ricordiamo che l’accordo sarebbe scaduto in un breve periodo. Le sanzioni saranno presto aumentate, sostanzialmente!”, si legge nel tweet. L’Iran ha risposto alle accuse del presidente USA, affermando “non abbiamo nulla da nascondere”.

Alla riunione del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (AIEA), tenutasi il 10 luglio, gli Stati Uniti hanno cercato di fare pressione sull’Iran per arrestare l’arricchimento di uranio, che risulta in una violazione dell’accordo del 2015. Il rappresentante dell’Iran all’incontro, Kazem Gharib Abadi, ha risposto che sono le azioni statunitensi a non essere “legittime né legali” e ha aggiunto che non dovrebbero essere accettate dalla comunità internazionale. Gli Stati Uniti hanno chiesto l’incontro dell’AIEA dopo che l’Iran aveva annunciato che Teheran era pronta ad  arricchire l’uranio ad ogni livello e percentuale. Al momento, il Paese ha già sorpassato il limite di 3.67 punti percentuali arrivando ad una cifra stimata del 4.5%, ancora molto bassa rispetto al 90% considerato necessario per scopi militari.

Il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario.

Teheran, che sperava in un’azione europea per limitare i danni dell’uscita americana dal patto, ha di recente affermato di aver perso la pazienza e dunque di aver ricominciato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati dall’accordo. Gli alti funzionari iraniani e le parti rimaste nel patto, che sono Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia, si erano incontrate a Vienna il 28 giugno, con l’obiettivo di salvare il JPCA. Tuttavia, dal momento che questi Stati hanno una limitata capacità di proteggere l’economia iraniana dalle sanzioni statunitensi, è stato difficile per loro convincere Teheran a rimanere nell’intesa. Perciò, anche quest’ultima possibilità, che era l’incontro di Vienna, non è riuscita a salvare l’accordo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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