Palestina e USA: possibile distensione

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 11:54 in Palestina USA e Canada

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Secondo un rapporto israeliano, la Palestina sta ripensando al cosiddetto “accordo del secolo”, promosso dagli Stati Uniti, ed ha inviato “messaggi gentili” segreti alla Casa Bianca.

Non si conoscono i dettagli della personalità coinvolta. Si parla, tuttavia, di un “alto funzionario” di Ramallah che ha inviato messaggi volti a correre ai ripari e a porre fine al freno posto dal presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, verso il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ed il genero e consigliere, Jared Kushner, in seguito all’emanazione del piano di pace volto a risolvere il conflitto israelo-palestinese.

Quest’ultimo è stato annunciato con la conferenza di Manama, in Bahrein, il 25 e 26 giugno scorso, e mira a raccogliere fondi pari a più di 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese, oltre a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni, con il fine ultimo di trasformare la Palestina ed il Medio Oriente da vittima di conflitti in un modello per il commercio in tutto il mondo. La leadership palestinese aveva più volte sottolineato il proprio disprezzo per il piano USA, sottolineando come qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina deve essere politica e basata sulla fine dell’occupazione e che la crisi finanziaria è il risultato di una guerra contro lo stesso popolo. “Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per denaro” erano state le parole del premier palestinese.

Tuttavia, secondo l’alto funzionario palestinese, una delegazione di Ramallah, guidata dal capo del Servizio di Intelligence, Majid Faraj, dovrebbe partire presto per Washington per incontrarsi con alti funzionari statunitensi, soprattutto in seguito alle conversazioni segrete tenutesi di recente tra rappresentanti di Trump e Mahmoud Abbas. Si tratta di una semplice “esplorazione” ma dimostra un atteggiamento positivo delle due parti e la propensione a migliorare le proprie relazioni.

Secondo quanto riportato anche dal quotidiano israeliano “Israel Hayom” le ragioni alla base del cambiamento nell’approccio palestinese possono essere innanzitutto legate alla propria delusione nei confronti dei Paesi arabi che hanno accettato di partecipare alla conferenza di Manama, nonostante le richieste di boicottaggio. Inoltre, gli aspetti politici del piano verranno presentati dopo le elezioni e la formazione di un governo in Israele e, pertanto, prima di allora, la Palestina desidera stabilizzare le proprie relazioni con gli USA. Infine, considerata la situazione economica palestinese precaria, il Paese sarebbe interessato a rinnovare gli aiuti da parte americana.

I legami tra Palestina e USA si sono interrotti quando, l’8 dicembre 2017, il presidente americano ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele. Successivamente, il 14 maggio 2018, Trump ha trasferito l’ambasciata da Tel Aviv alla Città Santa, decretando il riconoscimento ufficiale dello Stato di Israele. Successivamente, gli Stati Uniti hanno tagliato aiuti ai palestinesi pari a a centinaia di milioni di dollari, ordinando altresì la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

Sin dalla guerra del 1967, la Palestina reclama la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di costituire uno Stato indipendente.

Trump, con le sue mosse nello scacchiere politico internazionale si è rifiutato di approvare la soluzione a due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Tale soluzione è stata stabilita nel 1993 con gli Accordi di Oslo e prevede la creazione di due Stati in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. Tuttavia, un patto che avrebbe dovuto costituire un modello ed una risoluzione del perdurante conflitto, dopo 26 anni non è stato ancora attuato.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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