Libia: raid dell’esercito di Haftar su Gharyan

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 9:11 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha sferrato, martedì 9 luglio, un attacco aereo per mezzo di raid contro le postazioni delle milizie del governo di Tripoli nelle città di Gharyan. Si tratta di una nuova operazione militare che mira a riprendere il controllo dell’area a Sud-Ovest della capitale, Tripoli.

Le forze del governo di Tripoli, sin dalla fine del mese scorso, hanno provato ad estendere la propria influenza sulla città di Gharyan. L’LNA, a sua volta, ne aveva precedentemente preso il controllo dall’inizio delle operazioni militari volte liberare la capitale Tripoli, cominciate più di 3 mesi fa, con sanguinose battaglie che hanno ucciso e ferito decine di elementi da entrambe le parti. Tuttavia, dall’inizio di questa settimana, Haftar ha lanciato una nuova grande operazione militare sulla città di Gharyan. In questa prima fase, l’area è stata colpita da bombardamenti aerei contro i gruppi delle milizie di Tripoli, in attesa dell’intervento delle forze di terra. Queste ultime sono state rafforzate con membri della Brigata Thunder, ovvero un gruppo militare composto principalmente da residenti della regione occidentale, perlopiù della tribù Zintan, accanto a membri dei battaglioni di Gheddafi.

La città di Gharyan, situata a 100 km a Sud-Ovest di Tripoli, è un centro operativo di importanza rilevante per l’LNA, nonché sede operativa delle operazioni militari condotte nella regione occidentale, da cui Haftar fornisce supporto militare per le proprie forze poste negli assi di combattimento nel Sud della capitale. Trattandosi di un’area montuosa strategica, si prevede che Gharyan, nei prossimi giorni, sarà teatro di nuove operazioni militari e violenti scontri tra le due fazioni.  

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati.

Tra gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, il 2 luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico ma, interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non hanno risposto all’accusa. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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