Iraq: dopo 2 anni dalla liberazione, Mosul è ancora in rovina

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 12:53 in Iraq Medio Oriente

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Esattamente due anni fa, le nuvole di fumo coprivano i cieli di Mosul. La città era appena uscita dalla morsa dello Stato Islamico, dopo una feroce battaglia durata più di 9 mesi. Tuttavia, lo scenario della città è ancora segnato da rovine e distruzione.

Nonostante la città sia stata liberata, il 10 giugno 2017, il bilancio delle perdite sia materiali sia umane è stato ingente. Secondo alcuni rapporti del governo iracheno, del parlamento e delle organizzazioni locali, vi sono stati più di 40 mila vittime tra morti, feriti e dispersi tra i civili. Inoltre, più del 70% della città è stata distrutta.

Mosul rappresenta la seconda città maggiore in Iraq, dopo Baghdad. Tuttavia, attualmente è ancora caratterizzata da uno scenario di rovina, soprattutto nelle aree periferiche, dove le macerie nascondono i corpi delle vittime dei bombardamenti. Più di un quarto della popolazione continua a vivere in tenda o presso le comunità del Kurdistan iracheno per diversi motivi. Innanzitutto, per l’assenza di un’abitazione, a cui si aggiunge la mancanza di acqua ed elettricità in diverse aree della città. Anche per quanto riguarda la questione sicurezza, regna il caos.

Vi sono diverse forze armate, comprendenti l’esercito iracheno, la polizia locale, la polizia federale, l’ufficio per la lotta al terrorismo e per la sicurezza nazionale, oltre ai servizi di Intelligence e le fazioni tribali, altresì legate alle Forze di Mobilitazione Popolare. Tutti questi elementi hanno dato vita ad “uffici economici”, in cui preservare i propri interessi.

Secondo un rapporto del Consiglio norvegese per i rifugiati, oltre 300.000 sfollati non sono ancora in grado di tornare nelle proprie case e, nonostante siano passati 2 anni, migliaia di famiglie e bambini vivono in campi profughi, in condizioni disastrose, perché i loro quartieri sono ancora in macerie. Anche il rapporto mette in evidenza le migliaia di edifici distrutti nella città ed il fatto che molte delle famiglie sfollate, dopo aver perso tutti i loro risparmi, sono gravati da debiti e vivono di aiuti umanitari, oltre ad essere prive di lavoro e servizi sanitari.

Secondo un funzionario iracheno, in condizioni anonimato, ha rivelato che il governo ha rinnegato le promesse di ricostruzione fatte precedentemente e, se non fosse stato per le organizzazioni straniere e di sicurezza, la situazione sarebbe peggiore. Baghdad ha, in realtà, stanziato per l’intero governatorato di Ninive circa 118 milioni di dollari, di cui 30 indirizzati a Mosul. Tuttavia, la cifra non è sufficiente per ricostruire le strade e rifornire i cittadini con acqua potabile.

L’inizio della presenza dell’ISIS risale al 2014, con l’inizio di un’ampia offensiva in Siria e in Iraq. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti.

Più di 100.000 membri delle forze irachene e delle Forze di Mobilitazione Popolare, oltre a Peshmerga e diverse tribù, sostenuti dalla coalizione internazionale a guida statunitense e dalle unità speciali delle Guardie della Rivoluzione e della forza paramilitare Basij, entrambe iraniane, hanno partecipato alla guerra contro lo Stato Islamico a Mosul.

Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In tale data, dopo tre anni di battaglie, il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider al-Abadi, ha comunicato che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad. Diversi dati dimostrano che il califfato autoproclamato rimane ancora una minaccia per il Paese, nonostante il 30 aprile il primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, abbia dichiarato che le capacità dell’Isis “sono notevolmente ridotte”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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