Diplomatico francese in visita a Teheran: salvare l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 13:02 in Francia Iran

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Emmanuel Bonne, consigliere diplomatico del presidente francese Emmanuel Macron, si è recato in visita a Teheran nel tentativo di raggiungere una distensione graduale dopo che l’Iran ha dichiarato di aver oltrepassato il limite per l’arricchimento dell’uranio. Il consigliere resterà nella capitale della Repubblica Islamica fino a mercoledì 10 luglio per discutere una strategia di “de-escalation”, le cui fasi d’azione dovranno essere definite non più tardi del 15 luglio.

Nella sua visita di due giorni, Bonne ha incontrato il Segretario del Consiglio di Sicurezza Supremo Nazionale, Ali Shamkhani, e il ministro degli Affari Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif. La missione del consigliere diplomatico, secondo le parole del ministro degli Esteri francesi, Jean-Yves Le Drian, è quella di “provare ad aprire uno spazio di discussione per evitare un’escalation incontrollata o addirittura un incidente”.

Da parte iraniana, il portavoce del ministro degli Affari Esteri, Abbas Mousavi, ha detto di apprezzare gli sforzi francesi indirizzati a salvare l’accordo sul nucleare del 2015. L’agenzia di stampa nazionale IRNA ha riportato che: “Il portavoce ha accolto positivamente il ruolo della Francia nel ridurre le tensioni e mantenere in vita l’accordo e ha detto che considera i francesi principali sostenitori degli sforzi per ristabilire i rapporti sul nucleare”.

Il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario.

Teheran, che sperava in un’azione europea per limitare i danni dell’uscita americana dal patto, ha di recente affermato di aver perso la pazienza e dunque di aver ricominciato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati dall’accordo. Gli alti funzionari iraniani e le parti rimaste nel patto, che sono Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia, si erano incontrate a Vienna il 28 giugno, con l’obiettivo di salvare il JPCA. Tuttavia, dal momento che questi Stati hanno una limitata capacità di proteggere l’economia iraniana dalle sanzioni statunitensi, è stato difficile per loro convincere Teheran a rimanere nell’intesa. Perciò, anche quest’ultima possibilità, che era l’incontro di Vienna, non è riuscita a salvare l’accordo.

L’Iran si è detto pronto a procedere con l’arricchimento dell’uranio ad ogni livello e percentuale e, al momento, ha già sorpassato il limite di 3.67 punti percentuali arrivando ad una cifra stimata del 4.5%, ancora molto bassa rispetto al 90% considerato necessario per scopi militari.

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Chiara Gentili

di Redazione

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