Il debito del mondo con la Cina

Pubblicato il 10 luglio 2019 alle 10:50 in Asia Cina

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Il debito del mondo nei confronti della Cina è aumentato di 10 volte tra il 2000 e il 2017, un fenomeno strettamente collegato all’aumento dell’influenza della Cina sulla finanza mondiale. Questo è quanto emerge da un nuovo report sull’economia mondiale pubblicato dal think tank tedesco Kiel Institute.

All’inizio del ventunesimo secolo, i prestiti concessi dalla Cina al resto del mondo rappresentavano circa l’1% dell’economia mondiale e ammontavano a circa 500 miliardi di dollari. Nel 2018 hanno raggiunto 5 trilioni, ovvero il 6% dell’economia mondiale.

Un tale incremento ha suscitato le preoccupazioni degli analisti finanziari per due ragioni. La prima è che molti di loro ritengono che i prestiti cinesi arrivino spesso con condizioni poco chiare, soprattutto quando sono rivolti a Paesi con redditi molto bassi. La seconda è che i prestiti cinesi sono spesso emessi direttamente dalle banche cinesi ad aziende contraenti cinesi e in questo modo rimangono al di fuori del sistema bancario internazionale, venendo denominati in renminbi, la moneta cinese e non in dollari americani. Questa tipologia di prestiti rappresenta il 15% del totale, secondo l’analisi del Kiel Institute, e permette di evitare la concessione diretta di mutui ai governi dei Paesi destinatari, una tipologia di prestito ritenuta ad alto rischio di default.

I prestiti concessi con questa metodologia non devono essere riportati alla Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of International Settlements) perché non presentano un passaggio tra banche di Paesi diversi. Questo implica, secondo gli analisti, che molti di questi prestiti cinesi non vengano conteggiati nelle statistiche ufficiali delle organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale.

Secondo il Kiel Institute, quindi, il totale dei prestiti cinesi conteggiato a livello internazionale rappresenta solo il 50% del totale reale delle cessioni soprattutto volte a Paesi in via di sviluppo o emergenti.

L’80% dei Paesi emergenti e in via di sviluppo aveva ricevuto prestiti o donazioni ufficiali dalla Cina nel 2017 e aveva cumulato un debito totale pari a 380 miliardi di dollari. I prestiti ottenuti dagli stessi Paesi dal Paris Club, ovvero il club dei 22 Paesi occidentali più industrializzati compresi Russia, Giappone, Germania e Usa, ammontavano a 246 miliardi di dollari. I cinque Paesi ad aver ricevuto di più da Pechino in termini di fondi statali sono: il Gibuti, Tonga, le Maldive, la Repubblica del Congo e il Kirzigistan. Altri Paesi che hanno ottenuto prestiti importanti dalla Cina in momenti di crisi politico-economiche son stati Venezuela, Zimbabwe e Iran.

Gli investimenti cinesi all’estero sono stati aspramente criticati dal governo degli Stati Uniti, soprattutto quelli effettuati sotto l’egida dell’iniziativa fiore all’occhiello della politica estera di Xi Jinping, la Nuova Via della Seta o Belt and Road Initiative. Si tratta di un grande progetto che mira a ricreare le antiche connessioni tra Asia-Europa e Africa, sia via terra che per mare, che caratterizzarono l’antica Via della Seta.

La Belt and Road comprende un ampissimo spettro di progetti di costruzione di infrastrutture e interconnessioni che vedono le aziende cinesi come principali contractor. Per i detrattori dell’iniziativa, Stati Uniti e India per primi, la Belt and Road sarebbe solo la copertina che nasconde le mire espansionistiche di Pechino e l’unico obiettivo dell’iniziativa sarebbe quello di estendere l’influenza della Cina, prima finanziaria ed economica, poi politico-militare in Occidente. Pechino ha più volte negato ogni mira espansionistica e ribadito la sua volontà di tutelare il multilateralismo e il libero scambio.

La Cina nega che i suoi investimenti nei Paesi emergenti possano rappresentare una “trappola del debito”, come è stato affermato negli Usa, e ribadisce che presentano condizioni di rimborso sostenibili per i Paesi che li hanno ricevuti.

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Ilaria Tipà, Interprete di cinese e inglese

di Redazione

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