Palestina e Giordania: accordo per un’area di libero scambio

Pubblicato il 9 luglio 2019 alle 9:03 in Giordania Palestina

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Il Ministero delle Finanze palestinese, lunedì 8 luglio, ha annunciato l’avvio di un accordo con il governo giordano per la creazione di un’area logistica di libero scambio, da situarsi sul lato giordano del confine tra i due Paesi.

Lo scopo di tale accordo è ampliare lo spettro delle attività economiche tra Giordania e Palestina, oltre a stimolare le importazioni da Amman attraverso porti e canali. Nello specifico, le due parti prevedono innanzitutto la formazione di squadre di lavoro, guidate da rappresentanti degli uffici doganali, che coopereranno nei prossimi 3 mesi con i Ministeri dell’Industria, dell’Economia e dei Trasporti di entrambi i Paesi con il fine di studiare il modo migliore per realizzare tale area di libero scambio.

Come riportato dall’agenzia stampa palestinese Wafa, l’accordo prevede la creazione di un meccanismo elettronico che faciliterà lo scambio di informazioni tra i due Paesi alle dogane, volto a migliorare il commercio di beni e servizi. In particolare, le informazioni riguarderanno i casi di sequestro di contrabbandieri, la lotta al contrabbando ed il traffico di merci illegali, con un focus particolare sul contrabbando di sigarette.

Nella cornice degli incontri del Comitato Superiore Congiunto Palestinese- Giordano, tenutisi il 7 e 8 luglio ad Amman, il ministro delle Finanze palestinese, Shukri Bishara, ed il suo omologo giordano, Ezzedine Knakrah, si sono altresì concentrati sul rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Palestina e Giordania. I due ministri hanno poi ribadito l’importanza di scambiarsi informazioni, esperienze e buone pratiche in ambito finanziario. A tal proposito, è stato sottolineato che la Palestina fa affidamento sul sistema giordano per alcune procedure finanziarie, come le leggi di tassazione.

Per quanto riguarda la Giordania, la sua posizione geografica, la storia e l’assetto politico hanno reso la monarchia hashemita un Paese politicamente stabile che, nel corso dei conflitti degli ultimi anni, sia interni alla regione sia internazionali, ha aperto i suoi confini ai rifugiati siriani e palestinesi. All’interno del panorama politico internazionale, Amman, da un lato, si è posta a fianco dell’Occidente prendendo parte alla coalizione anti- ISIS guidata dagli Stati Uniti mentre, dall’altro lato, ha stretto relazioni di notevole importanza con gli Stati del Golfo, soprattutto in seguito all’inizio delle primavere arabe del 2011.

Al contempo, il Paese è connesso anche alla questione palestinese. La popolazione del regno hashemita è costituita da circa il 70% di palestinesi, discendenti di coloro giunti nel Paese durante la dominazione hashemita della Cisgiordania, dal 1948 al 1967, e dei profughi dei numerosi conflitti israelo-palestinesi avvenuti dal secondo dopoguerra a oggi. La Giordania è poi l’unico paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, il 26 ottobre 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi.

In tale contesto, il 5 dicembre 2017, il re Abdullah II aveva messo in guardia il presidente della Casa Bianca dal trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme e dal riconoscimento della Città Santa come capitale di Israele. Secondo il trattato di pace del 1994, la corona giordana è anch’essa protettrice dei luoghi santi di Gerusalemme ma, al di là di ciò, la decisione americana era stata considerata un tradimento allo stesso accordo ed un pericolo per la stabilità della regione. Il 18 febbraio 2019, Palestina e Giordania hanno poi istituito un Consiglio congiunto per il controllo e la gestione del Monte del Tempio di Gerusalemme. L’azione rappresenterebbe una risposta al piano di pace statunitense, di fronte al timore del ruolo speciale che l’Arabia Saudita potrebbe svolgere nella moschea di al-Aqsa se il patto andasse a buon fine.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

 

di Redazione

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