Ministro Trenta a Salvini: “Sospendere l’operazione Sophia ha fatto tornare le ONG”

Pubblicato il 9 luglio 2019 alle 17:04 in Immigrazione Italia

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Il ministro italiano dell’Interno, Matteo Salvini, e quello della Difesa, Elisabetta Trenta, si sono scontrati, lunedì 8 luglio, in merito alla questione dei migranti e delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. “Avevo avvisato Salvini che se l’Operazione Sofia fosse stata interrotta le ONG sarebbero ritornate”, ha dichiarato la Trenta ai giornalisti, aggiungendo che quanto sta accadendo negli ultimi giorni nei porti italiani si “sarebbe potuto evitare”. Il riferimento è non solo al caso della Sea Watch 3, la nave dell’omonima ONG entrata nel porto di Lampedusa, il 26 giugno, con a bordo 40 migranti, sfidando l’ordine delle autorità italiane di rimanere fuori dalle acque territoriali del Paese, ma anche a quello dell’imbarcazione Alex, dell’organizzazione Mediterranea, attraccata al porto di Lampedusa il 4 luglio nonostante il divieto del Viminale. 

In risposta alla critica sulla scelta di uscire dalla missione Sophia, che prevedeva l’impiego di navi militari per pattugliare il Mediterraneo, il ministro Salvini ha trovato l’occasione di esprimere il proprio punto di vista sulla faccenda rilasciando un commento a margine dell’evento per il centenario dell’Associazione nazionale degli alpini a Milano. “I numeri parlano da soli. Non rispondo alle polemiche. Il lunedì mattina mi alzo contento, altri un po’ nervosetti, problema loro”, ha detto il ministro ai giornalisti. “La missione Sophia, con tutto il rispetto, recuperò decine di migliaia di immigrati e li portò tutti in Italia, perché questo prevedevano le regole della missione. Ditemi se il contrasto dell’immigrazione clandestina è recuperare decine di miglia di immigrati in giro per il Mediterraneo e portarli tutti in Italia” ha aggiunto Salvini, annunciando che “già entro la settimana avremo un comitato per l’ordine e la sicurezza al Viminale su questo ed altri temi”.

I toni tra i vertici dei due dicasteri si erano accesi già nel fine settimana, quando il ministro dell’Interno, nel mezzo della vicenda “Alex”, aveva parlato in diretta Facebook e affermato: “Ogni tanto mi sento politicamente solo. Chiedo ai vertici militari di difendere i confini”. E poi, parlando del ministro Trenta e di quello dell’Economia, Giovanni Tria: “Mi farebbe piacere che fossero al nostro fianco, al fianco del popolo italiano, altrimenti è un precedente pericolosissimo”. In pochi minuti, il Ministero della Difesa aveva risposto all’attacco e aveva dichiarato: “Da giorni abbiamo offerto supporto al Viminale sulla situazione di queste ore e il Viminale lo ha respinto, in più di una occasione. Questi sono i fatti”.

Da quando Salvini è stato nominato ministro dell’Interno, il primo giugno 2018, ha inaugurato una politica rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle ONG e delle missioni europee. Ne è conseguito che i migranti e i rifugiati intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica vengono riportati sistematicamente nei centri di detenzioni libici, i quali dovrebbero essere gestiti dal Ministero dell’Interno di Tripoli. In realtà, la maggior parte di tali strutture è in mano ai gruppi armati, i quali non tutelano in alcun modo i migranti. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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