Gli Emirati Arabi Uniti ed il coinvolgimento nel conflitto in Libia

Pubblicato il 9 luglio 2019 alle 16:58 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) continuano ad essere presenti nel conflitto in Libia, sostenendo entrambe le fazioni.

In particolare, secondo quanto rivelato da al-Araby al Jadeed, da un lato gli EAU continuano a sostenere Haftar. Dall’altro lato, alcuni emiratini, provenienti dalle classi più abbienti, prendono parte a circoli politici in Libia. Tra questi, l’ex ambasciatore di Tripoli ad Abu Dhabi, Aref Ali Nayed, che sembra essersi candidato per assumere la guida di un “governo nazionale”.

In seguito all’iniziativa politica della fine di giugno scorso che mirava a risolvere la crisi libica politicamente, promossa dal partito dell’Alleanza delle Forze Nazionali, guidato dal politico libico fedele agli Emirati Arabi Uniti, Mahmoud Jibril, Abu Dhabi desiderava definire una linea politica più precisa per la Libia. Inoltre, gli Emirati hanno provato a convincere Haftar ad accettare di sottomettersi a un governo civile, che sarebbe stato formato con l’aiuto della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, e avrebbe assunto le vesti di un governo di “unità nazionale”.

Secondo quanto riportato, gli EAU cercano di contribuire alla formazione di tale governo e, a tal proposito, vi sono stati diversi incontri tra il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh Issa, e l’ex ambasciatore libico negli Emirati, nonché candidato alla presidenza di tale eventuale governo, insieme a rappresentanti politici libici e alla società civile. L’obiettivo di Ali Nayed è creare un governo che rappresenti tutte le fazioni presenti in Libia e, a tale scopo, le personalità elette nei diversi ministeri proverrebbero da ogni regione, da Tripoli a Misurata.

Allo stesso tempo, però, gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito aiuti militari ad Haftar negli ultimi 4 anni, in quasi tutte le sue guerre a Bengasi, Derna e nella regione meridionale della Libia, e lo stanno attualmente supportando nella sua guerra nell’Ovest della Libia. A tal proposito, il 28 giugno scorso, il governo di Tripoli ha annunciato di aver trovato missili americani fabbricati dall’esercito degli EAU nei campi di Haftar a Gharyan, ma Abu Dhabi ha negato qualsiasi relazione.

In tale quadro, nelle ultime settimane, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha chiesto alle parti coinvolte in Libia di ridurre l’escalation di tensioni e di impegnarsi nuovamente nel processo politico, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Secondo il direttore del Centro libico per la Ricerca e lo Sviluppo Politico, Abdul Rahim Bashir, si tratta di una nuova pista seguita da Abu Dhabi per compensare la perdita della propria scommessa sulla guerra sferrata contro Tripoli da Haftar e per cercare di mantenere la propria presenza in Libia. A detta di Bashir, le mosse politiche di Abu Dhabi potrebbero compromettere il ruolo della missione delle Nazioni Unite, che sembrano, a loro volta, non essere più in grado di intraprendere qualsiasi progetto volto ad una soluzione politica.

In conclusione, secondo Bashir, gli Emirati stanno percorrendo due strade parallele. Da un lato, appoggiano Haftar, per aiutarlo a rafforzare la propria posizione a sud di Tripoli. Dall’altro lato, seguono l’onda della Nazioni Unite verso una risoluzione politica nel Paese.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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