Fine dei colloqui di pace in Afghanistan: promessa una road map

Pubblicato il 9 luglio 2019 alle 10:09 in Afghanistan Qatar

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Si è conclusa, lunedì 8 luglio, la conferenza per la pace in Afghanistan, tenutasi per due giorni a Doha, sotto l’egida di Qatar e Germania. I partecipanti hanno raggiunto un accordo per delineare una road map e intraprendere iniziative volte a portare la pace nel Paese.

Come stabilito nel comunicato finale, circa 70 afghani, in rappresentanza del movimento dei Talebani, del governo, dell’opposizione e della società civile, si sono impegnati nel delineare le modalità volte a realizzare un clima favorevole alla pace. In particolare, è stata ribadita l’importanza di salvaguardare la dignità del popolo afghano, di favorire il rilascio incondizionato dei prigionieri, di garantire la sicurezza delle infrastrutture statali ed il rispetto dei diritti delle donne.

Inoltre, i partecipanti sono stati concordi nel ritenere necessario che l’Afghanistan resti lontano da un’altra guerra e che, pertanto, bisogna intraprendere la strada del dialogo, senza alcuna vendetta o minaccia. Nel corso della conferenza, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, le Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza e l’Unione Europea, sono stati invitati a sostenere le conferenze di pace sia di Doha sia di Mosca, tenutasi il 9 novembre 2018.

L’inviato speciale per la lotta al terrorismo e la risoluzione delle controversie del Ministero degli Esteri qatarino, Mutlaq bin Majed Al-Qahtani, ha evidenziato il successo della conferenza di Doha. Dal canto suo, l’inviato tedesco in Afganistan, Marcus Butzel, ha dichiarato che l’elemento più importante del comunicato finale è costituito dall’appello e dalla promessa di ridurre la violenza in Afghanistan.

In generale, i colloqui di pace di Doha hanno rappresentato un nuovo tentativo di raggiungere risultati importanti sul versante politico. Gli Stati Uniti hanno, a loro volta, provato a stipulare un accordo con i Talebani per porre fine entro 3 mesi ad una guerra che dura da 18 anni. In tale contesto, un membro dell’ufficio politico dei Talebani, Suhail Shahin, spera di poter finalizzare l’accordo di pace con Washington, in cui vi sono ancora dei punti lasciati in sospeso. Suhail ha poi evidenziato i passi in avanti fatti con le negoziazioni di Doha e l’importanza assunta dalla conferenza per intraprendere un percorso diplomatico. A tal proposito, Al-Qahtani ha dichiarato che, a suo parere, il divario tra USA e Talebani si è ridotto e, pertanto, si è detto speranzoso in un ulteriore accordo tra le parti.

Il 6 luglio scorso, i funzionari statunitensi ed i rappresentanti del gruppo talebano, avevano deciso di sospendere per 2 giorni le trattative in corso, proprio per permettere un incontro tra i gruppi rivali afghani in Qatar.

I colloqui di pace tra Talebani e Stati Uniti avevano avuto inizio il 29 giugno, con l’obiettivo di discutere del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e del progressivo arresto degli attacchi terroristici nel Paese. L’argomento centrale degli incontri era stato stabilire una data precisa per il ritiro delle forze armate straniere e statunitensi dall’Afghanistan. Un altro tema riguardava la garanzia che i talebani dovranno offrire in cambio del ritiro americano, affinché non si verifichino più attacchi terroristici e affinché il Paese non venga utilizzato come base per le offensive dei militanti islamici. Infine, gli ultimi due punti da affrontare erano il cessate-il-fuoco ed i colloqui di pace tra le due fazioni afghane rivali, quella dei ribelli e quella del governo supportato dall’Occidente. I Talebani rifiutano da anni i colloqui con le autorità di Kabul, accusandole di essere “burattini” delle potenze occidentali e ingaggiando contro di loro una dura guerra d’opposizione.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i Talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i Talebani sono tornati ad essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane hanno tentato più volte di riprendere il controllo del governo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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