Etiopia-Emirati: accordo economico per contrastare la disoccupazione

Pubblicato il 9 luglio 2019 alle 12:58 in Emirati Arabi Uniti Etiopia

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L’Etiopia manderà 50.000 lavoratori negli Emirati Arabi Uniti per tamponare la disoccupazione e intensificare le relazioni con il Paese del Golfo. Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha annunciato, lunedì 8 luglio, che si tratta di una misura di breve periodo volta a ridurre il numero di persone senza occupazione e ad assecondare la crescente domanda di lavoro negli Stati vicini. “Uno dei nostri programmi consiste nel mandare manodopera qualificata nei Paesi stranieri”, ha detto il premier a margine di una riunione in Parlamento tenutasi nella capitale, Addis Abeba.

Secondo quanto dichiarato da Abiy, l’Etiopia ha sottoscritto con gli Emirati Arabi Uniti un accordo per il trasferimento di 50.000 lavoratori etiopi nell’anno fiscale 2019/2020, ma sono in corso ulteriori trattative per un invio futuro di altri 200.000 impiegati per i prossimi 3 anni. “I lavoratori riceveranno una formazione specifica in diversi settori per guadagnare salari più alti e aumentare le loro capacità”, ha specificato Abiy. Negoziati per raggiungere accordi simili sono in discussione anche con il Giappone e diverse nazioni europee.

L’idea del premier etiope è quella che un’economia in rapida crescita, come quella del suo Paese, ha bisogno, per essere sostenuta, che la sua forza lavoro giovane e qualificata venga formata all’estero per una più completa specializzazione. Gli Emirati Arabi Uniti, inoltre, hanno di recente intensificato le relazioni con i Paesi del Corno d’Africa, a partire dal contributo fornito da Abu Dhabi alla stipula del famoso accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea, sottoscritto il 9 luglio 2018 dopo 20 anni di impasse politica e militare tra i due vicini del Corno. Lo scorso anno, gli Emirati hanno altresì fornito all’Etiopia 3 miliardi di dollari in aiuti e investimenti.

Le autorità di Abu Dhabi, insieme a quelle dell’Arabia Saudita, sperano di raggiungere un clima di pace e distensione nella regione del Corno d’Africa, segno di un crescente interesse dei Paesi del Golfo nelle potenzialità di sviluppo e nelle risorse economiche degli stati dell’area. Questa tendenza è stata mostrata anche nei confronti del Sudan, dove Emirati e Arabia Saudita hanno tentato di favorire la stabilità e il ritorno all’ordine dopo la cacciata dell’ex presidente Omar al-Bashir, avvenuta l’11 aprile 2019.

Dall’inizio del proprio mandato, inaugurato il 2 aprile, Abiy Ahmed ha avviato una serie di riforme politiche, economiche e sociali per portare l’Etiopia sulla strada della transizione democratica. Oltre ad aver avviato la normalizzazione dei rapporti tra tutti i Paesi del Corno d’Africa, il premier etiope sta altresì lavorando per rafforzare il ruolo della sua nazione al di fuori dal continente africano. In politica interna, i maggiori risultati finora ottenuti, oltre alla firma dell’accordo di pace con l’Eritrea, sono stati la liberazione di migliaia di prigionieri politici e l’organizzazione di colloqui di pace con diversi gruppi di ribelli, tra cui l’Oromo Liberation front (OLF), il Patriotic Ginbot (PG7), l’Ogaden National Liberation Front (ONLF) e il Tigray People’s Democratic Movement. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

Ciononostante, il 22 giugno si è verificato un tentativo di golpe a Bahir Dar, capitale regionale dello Stato Amhara, successivamente fallito. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare Ambachew Mekonnen, capo del governo regionale di Amhara, situato a Nord della capitale. Mekonnen, così come il suo consigliere e il Capo di Stato maggiore dell’esercito, sono rimasti uccisi nel corso del tentato golpe. Il 24 giugno, le autorità dell’Etiopia hanno dichiarato di aver ucciso il leader del colpo di Stato fallito. Si tratta del generale Asamnew Tsige. Tali eventi mettono in evidenza quanto ancora siano forti e durature le instabilità in alcune parti del Paese africano, nonostante l’operato del riformista Abiy. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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