USA-Iran: appello alla cautela, minacciate nuove sanzioni

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 12:44 in Iran USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito le autorità iraniane che “farebbero meglio stare attente”, dopo che Teheran aveva annunciato che non porrà limiti all’arricchimento dell’uranio. Intanto, il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha minacciato nuove sanzioni.

Interrogato sulle ultime mosse iraniane, Trump ha dichiarato: “l’Iran deve stare attento perché arricchisce uranio per una ragione, e non dirò quale sia, ma non è buona”. Il presidente USA non ha approfondito le misure punitive che Washington sta prendendo in considerazione, ma ha assicurato ai giornalisti che Teheran “non avrà mai un’arma nucleare”. L’Iran, da parte sua, sostiene che tale produzione ha uno scopo unicamente civile e non esiste l’intenzione di costruire armamenti. Le autorità di Teheran hanno più volte fatto riferimento a un decreto religioso emanato nei primi anni 2000 dal leader supremo del Paese, l’Ayatollah Ali Hosseini Khamenei, che proibiva “la produzione, lo stoccaggio e l’uso di armi di distruzione di massa, e in particolare di armi nucleari”.

Nel frattempo, il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo ha minacciato ulteriori sanzioni contro l’Iran. In un post su Twitter, ha scritto: “L’ultimo aumento iraniano del programma nucleare porterà a ulteriori sanzioni e isolamento”. Ha poi aggiunto: “Il regime iraniano, dotato di armi nucleari, rappresenterebbe un pericolo ancora maggiore per il mondo”. L’accordo sul nucleare è noto anche come Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) ed era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio 2018 e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto dello stesso anno. Da parte loro, gli stati europei si sono opposti alle decisioni degli Stati Uniti, ma hanno fatto particolare fatica a rispondere con misure effettive. A tale proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in un post su Twitter, ha dichiarato che tutte le mosse di Teheran sono “reversibili” se i Paesi europei confermassero i loro impegni. I tre firmatari dell’UE “non hanno alcun pretesto per evitare una ferma presa di posizione politica per preservare il JCPOA e contrastare l’unilateralismo degli Stati Uniti”, ha aggiunto Zarif. Il ministro degli Esteri iraniano ha più volte sottolineato che l’Iran non sta violando l’accordo, citando i termini dell’intesa stessa, che consentono a una parte di abbandonare temporaneamente alcuni dei propri impegni se ritiene che l’altra parte non stia rispettando i termini del patto.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha riferito che le parti stavano discutendo un possibile incontro di emergenza dopo l’annuncio iraniano del superamento dei limiti. La portavoce per gli Affari Esteri e le Politiche di Sicurezza, Maja Kocijancic, ha riferito che il blocco era “estremamente preoccupato” per la mossa. La Gran Bretagna ha chiesto all’Iran di “interrompere immediatamente e invertire tutte le attività” che risultino in violazioni dell’accordo. La Germania ha dichiarato che Berlino è “estremamente preoccupata” dalla situazione. Gli alti funzionari iraniani e le parti rimaste dell’accordo, che sono Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia, si sono incontrate a Vienna il 28 giugno, con l’obiettivo di salvare l’accordo sul nucleare del 2015. Tuttavia, dal momento che questi Stati hanno una limitata capacità di proteggere l’economia iraniana dalle sanzioni statunitensi, è stato difficile per loro convincere Teheran a rimanere nell’intesa. Perciò, anche quest’ultima possibilità, che era l’incontro di Vienna, non è riuscita a salvare l’accordo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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