Rousseff: assedio diplomatico a Caracas è controproducente

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 6:10 in America Latina Venezuela

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La ex-presidente del Brasile e importante esponente della sinistra latinoamericana Dilma Rousseff ha condannato il fatto che diversi governi cercano di intervenire in Venezuela a causa della situazione politica, economica e sociale che sta attraversando il paese caraibico e ha sottolineato che gli affari interni di ogni nazione devono essere rispettati.

“Non condivido l’assedio diplomatico nei confronti del Venezuela, e questo non significa che dia alcuna valutazione sul governo di Nicolás Maduro, si tratta di questioni democratiche, non di interferenze negli affari interni di un altro paese” – ha detto Rousseff alla stampa durante la conferenza.”Brasile e America Latina”, che ha tenuto in un hotel del centro di Bogotà, nel quadro dell’impegno della ex leader brasiliana, deposta dal parlamento nell’agosto 2016 per il suo ruolo, risultato marginale, negli scandali che hanno travolto la classe politica brasiliana, per rilanciare la sinistra latinoamericana della cui stagione fu protagonista con il predecessore Lula, il venezuelano Chávez, il peruviano Humala, l’ecuadoregno Correa, gli argentini Néstor e Cristina Kirchner, la cilena Bachelet, l’uruguayano Mujica, il paraguayano Lugo e il boliviano Morales, l’unico ancora al potere.

Rousseff, esponente del Partito dei Lavoratori e presidente del Brasile tra il 1 gennaio 2011 e il 31 agosto 2016, ha respinto anche qualsiasi tipo di intervento militare pianificato contro il Venezuela, perché, ha assicurato, che causerebbe milioni di morti nel paese.

“Penso che sappiamo cosa è successo alle proposte di intervento militare promosse negli ultimi anni e decenni, come l’intervento militare in Afghanistan, la guerra in Iraq… hanno causato milioni e milioni di morti, direttamente e indirettamente, quindi non condivido nessun intervento militare, mai” – ha detto, aggiungendo che anche l’assedio diplomatico cui è sottoposta Caracas dai suoi vicini è controproducente, perché priva gli stessi paesi latinoamericani di credibilità dinanzi a una mediazione che la ex presidente brasiliana considera “inevitabile”. Non è un caso, ha chiarito, che a mediare tra Maduro e Guaidó sia ora la Norvegia e non la diplomazia dei paesi della regione.

La Colombia, insieme con gli Stati Uniti e il gruppo di paesi che compongono il Gruppo Lima, sta conducendo una campagna internazionale per isolare economicamente e politicamente Maduro, che non riconoscono come presidente, al fine di indire nuove elezioni nel paese, in modo tale  da produrre un cambio di governo in Venezuela.

Interrogata dalla stampa colombiana se ritenesse che in Venezuela vi sia una democrazia o una dittatura, Rousseff non ha risposto direttamente e ha invece affermato che il Brasile passa davanti al mondo come un paese democratico, mentre in realtà non lo è. “Il mio paese è visto come un paese democratico, ma mi chiedo: è un paese democratico capace di catturare un innocente ex presidente (Luiz Inacio ‘Lula’ Da Silva) in modo che non diventi presidente della Repubblica?” – ha chiesto a sua volta.

Rousseff è stata accompagnata alla conferenza dall’ex presidente colombiano ed ex segretario generale dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur, ormai disciolta) Ernesto Samper, con il quale ha partecipato a numerosi eventi  con partiti e associazioni di sinistra della capitale colombiana.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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