Libia: 16 morti nel Sud di Tripoli

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 12:39 in Africa Libia

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Uno scontro verificatosi nell’asse a Sud di Tripoli, lunedì 8 luglio, ha causato la morte di 16 membri dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) ed il ferimento di altri 25.

Nello specifico, secondo quanto riportato da fonti militari del governo di Tripoli, le due parti si sono scontrate nell’asse di Khalla. Lo scontro, che ha causato altresì la distruzione di veicoli militari delle forze del generale a capo dell’LNA, Khalifa Haftar, ha visto dapprima droni da parte di quest’ultimo attaccare posizioni dell’esercito di Tripoli, con l’obiettivo di impedire la loro avanzata. Successivamente un aereo da guerra appartenente al governo tripolino ha bombardato una posizione delle forze di Haftar nell’asse dell’aeroporto nel Sud di Tripoli.

Allo stesso tempo, l’aeroporto di Mitiga ha ripreso a funzionare, dopo l’attacco aereo del 7 luglio con missili di provenienza sconosciuta, che ha causato diversi feriti, tra cui 3 della compagnia African Arilines, ed il blocco del traffico aereo per qualche ora. L’operazione “Vulcano di rabbia” di Tripoli ha accusato Khalifa Haftar di essere tra i responsabili dell’accaduto.

Tuttavia, non si è trattato della prima offensiva contro tale area. Sebbene l’aeroporto di Mitiga risulti essere tra i pochi completamente funzionanti nel Paese, è stato preso di mira diverse volte, anche mentre vi erano passeggeri al suo interno. Nello specifico, tale aeroporto internazionale è situato all’interno di una base aerea ed è utilizzato come alternativa all’aeroporto di Tripoli, non più operativo dal 2014.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati.

Tra gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, il 2 luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico ma, interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non hanno risposto all’accusa. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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