La profonda crisi tra Canada e Cina: tra arresti, condanne a morte e ritorsioni commerciali

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 18:11 in Cina USA e Canada

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Il Canada e la Cina stanno vivendo una profonda e complessa crisi diplomatica che inizia con l’arresto di un vertice di Huawei, su richiesta statunitense, e sta mettendo a rischio la sicurezza e le vite di alcuni cittadini canadesi sul territorio cinese. Le presunte ritorsioni di Pechino, l’intervento USA e le accuse di ingenuità e incompetenza rivolte al presidente canadese, Justin Trudeau. 

Il 1° dicembre del 2018, le autorità canadesi hanno arrestato Meng Wanzhou, direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei e figlia del fondatore. La cattura avviene sulla base di un mandato di arresto emesso dagli Stati Uniti. Inizialmente, non erano note le accuse portate avanti nei confronti della donna cinese, che era stata arrestata all’aeroporto di Vancouver, mentre stava per dirigersi in Messico, dopo essere tornata da Hong Kong. La direttrice finanziaria di Huawei era stata quindi estradata negli Stati Uniti. Alcuni media avevano inizialmente riferito che Meng Wanzhou doveva rispondere ad accuse di frode, ma la stampa canadese ha poi rivelato che la donna era sospettata di aver violato le sanzioni statunitensi contro l’Iran. L’azienda, tramite la Meng, avrebbe continuato i propri rapporti con la Repubblica Islamica, nonostante la reintroduzione delle sanzioni statunitensi contro Teheran, avvenuta il 7 agosto del 2018.  

Prima dell’estradizione, la Cina aveva ripetutamente invitato il Canada a liberare la Meng, senza ottenere risultati. Con un tempismo quantomeno sospetto, nei primi giorni del gennaio 2019, due cittadini canadesi, Michael Kovrig e Michael Spavor vengono arrestati in Cina, senza essere informati delle accuse a loro carico. Il governo canadese rivelò, quindi, che ben 13 propri cittadini erano stati arrestati dalle autorità di Pechino, a seguito della detenzione ed estradizione della direttrice finanziaria di Huawei. Nei mesi successivi, i due canadesi detenuti in Cina, Kovrig e Spavor, vengono condannati a morte per traffico di droga. Il presidente Trudeau accusa immediatamente la Cina di utilizzare la pena di morte arbitrariamente e di stare portando avanti una ritorsione nei confronti del Canada. Questo rappresenta l’episodio più grave del deterioramento dei rapporti, ma dal dicembre del 2018, le relazioni sino-canadesi sono precipitate verso un minimo storico in tutti i settori.

La Cina ha quasi azzerato le importazioni di prodotti canadesi. Le autorità di Pechino riferiscono che le spedizioni di alcuni prodotti alimentari canadesi, per le quali la Cina rappresenta uno dei maggiori mercati, erano infestate dai parassiti. Il 27 giugno, la Cina ha annunciato una sospensione di tutte le importazioni di carne provenienti dal Canada, sollevando una serie di preoccupazioni riguardanti false certificazioni di qualità dei prodotti. Il Canada ha riconosciuto che almeno una spedizione di maiale è arrivata in Cina accompagnata da una documentazione contraffatta, sottolineando, però, che trattandosi di una certificazione talmente fasulla, la spedizione potrebbe non essere nemmeno canadese. Guerra commerciale a parte, il governo canadese rimane profondamente preoccupato per il destino dei due cittadini condannati a morte e ha richiesto il supporto dei suoi alleati. 

Il 9 maggio, Donald Trump e Trudeau hanno un colloquio telefonico in cui il presidente USA assicura al suo omologo che avrebbe sollevato la questione dei detenuti condannati a morte con il presidente cinese, Xi Jinping. Tale impegno era stato definito un gesto di amicizia degli Stati Uniti verso il Canada. “Durante la chiamata, il presidente Trump ha espresso il solido impegno degli Stati Uniti a sostenere il Canada nel tentativo di assicurare un trattamento equo e il rilascio dei cittadini canadesi attualmente detenuti in Cina”, ha riferito la Casa Bianca in una dichiarazione, rilasciata sempre il 9 maggio. I due leader americani avevano poi discusso dei negoziati commerciali con la Cina e di un nuovo patto di libero scambio Nord-americano, secondo quanto si legge nella nota.

Giovedì 4 luglio, durante un incontro con i giornalisti a Montreal, Trudeau ha annunciato: “Posso confermare ora che il presidente Trump ha parlato con il suo omologo cinese della questione dei detenuti canadesi”. Trudeau ha specificato che i casi di Michael Kovrig e Michael Spavor erano stati discussi, in occasione di un incontro dei due leader, avvenuto tra il 29 e il 30 giugno, durante il G20 di Osaka, in Giappone. Fino al 4 luglio non era stato chiaro se Trump avesse effettivamente portato la questione all’attenzione del presidente cinese. Tuttavia, a seguito dell’annuncio di Trudeau, nella serata dello stesso giorno, l’ambasciatore statunitense Kelly Craft ha confermato che il presidente USA aveva discusso dei condannati a morte canadesi nel suo incontro con Xi Jinping in Giappone. Il presidente del Canada si era mostrato particolarmente soddisfatto dal supporto dell’amministrazione statunitense sulla questione.

Tuttavia, il giorno precedente, il 3 luglio, il governo cinese aveva accusato Trudeau di ingenuità poiché questo pensava che Trump gli avesse fatto un favore parlando con il presidente cinese. Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha dichiarato: “Vorrei mettere in guardia la parte canadese dall’essere troppo ingenua”. “Innanzitutto, non dovrebbero essere così ingenui da credere che chiedere al suo cosiddetto alleato di fare pressioni sulla Cina funzionerà. La Cina è un Paese in cui vige lo stato di diritto e le autorità giudiziarie gestiscono i casi in modo indipendente. La sovranità giudiziaria della Cina non ammette interferenze”, ha aggiunto. “In secondo luogo, Trudeau non dovrebbe essere così ingenuo da credere che il suo cosiddetto alleato perseguirà seriamente un punto dell’agenda canadese. Loro renderanno un servizio basato solo sulle parole, nel migliore dei casi. Dopotutto, la questione è tra Cina e Canada”, ha poi concluso. Geng ha ribadito la visione cinese secondo cui il Canada è l’unico responsabile dell’attuale degenerazione delle relazioni tra i due Paesi.

Tuttavia, la risposta canadese non ha tardato ad arrivare. Il ministro del commercio internazionale di Ottawa, Jim Carr, ha minimizzato le affermazioni cinesi. “Chi sono per dire che non c’è alcun valore nel fatto che il Canada parli con i suoi alleati di questioni estere in un sistema multilaterale?”, ha dichiarato ai giornalisti. “È così che funziona la diplomazia”, ha poi aggiunto. Carr ha sottolineato che il Canada ha avuto “innumerevoli” conversazioni con i Paesi alleati in tutto il mondo riguardo alle “attuali difficili relazioni con la Cina”. “Parliamo dei due canadesi detenuti, parliamo di accuse secondo cui i nostri prodotti contengono in qualche modo impurità. E i nostri alleati sono d’accordo con noi. E a modo loro, all’interno delle loro zone di comfort, ci sono molti messaggi inviati anche da loro ai funzionari cinesi”, ha affermato Carr. Le critiche all’attuale amministrazione canadese, tuttavia, arrivano anche da dentro il Paese. Il leader conservatore dell’opposizione, Andrew Scheer, ha dichiarato che Trudeau non ha fatto “niente” per aiutare Kovrig e Spavor. “Fa affidamento sulla carità di Donald Trump e altri leader mondiali, che dovrebbero fare ciò che lui non è disposto a fare, cioè sostenere questo Paese”, ha riferito Scheer.

Inoltre, è interessante sottolineare che il quotidiano canadese La Presse ha sollevato la questione del trattamento particolarmente duro riservato alla direttrice di Huawei. In un articolo, si sottolinea il fatto che nel 2011, per esempio, la JP Morgan Chase & Co, una multinazionale americana di servizi finanziari, con sede a New York, aveva pagato una multa di 88,3 milioni di dollari per aver violato le sanzioni statunitensi contro Cuba, Iran e Sudan. L’amministratore delegato della multinazionale, Jamie Dimon, non aveva però subito accuse personali e non era stato arrestato. Secondo il quotidiano canadese, inoltre, non si trattava dell’unico caso di questo tipo. Tuttavia, il trattamento riservato alla direttrice finanziaria cinese potrebbe essere attribuito a due fattori: il primo riguarda le accuse statunitensi contro la Huawei; il secondo fa riferimento all’attuale clima di estrema tensione tra Stati Uniti e Cina, da una parte, e tra Washington e Teheran, dall’altra. Secondo i funzionari per la sicurezza nazionale americana, i legami di Huawei con il governo della Repubblica Popolare e le recenti leggi cinesi, che impongono alle imprese di assistere il governo nella raccolta di informazioni, rendono quest’ultima una società inaffidabile. Il timore dell’amministrazione USA è che l’azienda cinese porti avanti operazioni di spionaggio nei vari Paesi in cui opera. 

Per quanto riguarda il secondo fattore, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha cominciato ad imporre pesanti dazi sulle importazioni che colpivano particolarmente la Cina, per protestare contro una serie di atteggiamenti sleali di Pechino nel mercato internazionale. I due Paesi sono ancora in cerca di un accordo per porre fine a quella che è stata definita la “più grande guerra commerciale della storia moderna”. Le tensioni con Teheran, invece, hanno avuto inizio l’8 maggio 2018, con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente americano, Donald Trump, aveva definito tale intesa “la peggiore che gli USA abbiano mai siglato” e aveva chiesto un nuovo accordo che lasciasse Teheran meno libera di sviluppare armamenti e di influenzare la regione.  Il ritiro statunitense ha causato la reintroduzione delle sanzioni contro l’Iran, che hanno ulteriormente peggiorato l’economia del Paese e hanno dato avvio ad una spirale di tensioni tra i due Paesi, tutt’ora lontana dall’essersi risolta. Tali questioni, potrebbero costare, sebbene ingiustamente, la vita di due cittadini canadesi e hanno sicuramente causato una tremenda rottura nei rapporti diplomatici e commerciali tra Canada e Cina. Quali saranno i prossimi passi dell’amministrazione canadese non è ancora chiaro, ma è indubbio che da questi dipendono le esistenze di due persone e il futuro dei rapporti tra le due potenze. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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