Iraq: escalation dell’ISIS ad Ovest di Ninive

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 16:06 in Iraq Medio Oriente

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Le regioni occidentali della provincia di Ninive, situata nel Nord dell’Iraq, ed in particolare il distretto di Ba’aj, vicino al confine con la Siria, stanno assistendo, nelle ultime settimane, ad un’escalation senza precedenti di attacchi da parte dello Stato Islamico.

A Ba’aj, il più grande distretto dell’Iraq, militanti ISIS hanno preso di mira diversi villaggi nell’ultimo mese. Alla fine di giugno, l’organizzazione terroristica ha lanciato due attacchi contro il villaggio di Khazrajiya, uccidendo 4 persone, tra cui 3 donne. Secondo fonti locali, lo Stato Islamico ha trovato rifugio in particolare nelle aree desertiche ed è stato dichiarato che a Ba’aj i militanti terroristici impongono il proprio controllo di notte, mentre le forze di sicurezza lo controllano durante il giorno.

Di fronte a tale minaccia, il Ministero della Difesa ha dichiarato che le proprie forze controllano la situazione nelle aree insulari ed al confine con la Siria. Inoltre, domenica 7 luglio, è stata lanciata una nuova operazione, chiamata “Will of Victory”, con l’obiettivo di mettere in sicurezza le aree desertiche vicino al confine della Siria. Tale operazione scaturisce dalla crescente minaccia posta dall’ISIS, che è stanziata in tali territori con “cellule dormienti”.  Nello specifico, si procederà ad espellere lo Stato Islamico dalle province di Ninive, Anbar e Salahaddin. Le forze armate irachene, le unità paramilitari di Hashed al-Shaabi, ovvero le Unità di Mobilitazione Popolare, gruppi tribali e aerei della coalizione a guida statunitense parteciperanno alle attività della suddetta operazione.

Lo Stato Islamico sembrerebbe è attivo altresì nei pressi di Taji, nel Nord-Ovest di Baghdad, e nel Nord-Ovest dell’Iraq, come dimostrato dagli attacchi degli ultimi mesi. In particolare, il 30 maggio, almeno 6 ordigni sono stati fatti esplodere nella città irachena di Kirkuk, mentre altri 2 sono stati disinnescati dalle forze di sicurezza. L’8 maggio, un kamikaze ha provocato 8 morti e 15 feriti, nel mercato nel distretto di Sadr City, a Baghdad. Un altro attentato recente risale al 24 marzo, quando 3 militanti jihadisti, sospettati di fare parte dell’ISIS, si sono fatti esplodere nel Nord dell’Iraq, dopo una serie di dichiarazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, secondo cui gli Stati Uniti hanno ancora “del lavoro da fare” nella regione nell’ambito della lotta al terrorismo.

L’inizio della presenza dell’ISIS risale al 2014, con l’inizio di un’ampia offensiva in Siria e in Iraq. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017.

Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In tale data, dopo tre anni di battaglie, il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider al Abadi, aveva comunicato che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad. Tali dati dimostrano che il califfato autoproclamato rimane ancora una minaccia per il Paese, nonostante il 30 aprile il primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, abbia dichiarato che le capacità dell’Isis “sono notevolmente ridotte”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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