Germania: no alla richiesta USA di maggiore impegno sul campo in Siria

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 20:22 in Germania USA e Canada

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La Germania ha respinto le richieste degli Stati Uniti di schierare truppe di terra in Siria, lunedì 8 luglio. 

Tale posizione non risulterà gradita al presidente USA, Donald Trump, che aveva chiesto che il cancelliere tedesco, Angela Merkel, mostrasse un maggiore impegno militare in Medio Oriente. “Quando dico che il governo prevede di partecipare alla coalizione contro lo Stato Islamico, questo non include lo stanziamento di truppe di terra, come è noto”, ha dichiarato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, in una conferenza stampa.

Il 7 luglio, si era diffusa la notizia che gli Stati Uniti avevano chiesto un maggiore impegno della Germania in Siria. Il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, ha invitato la Germania a inviare addestratori militari, specialisti della logistica e tecnici per supportare le Syrian Democratic Forces (SDF), a guida curda, nella lotta contro lo Stato Islamico. “Vogliamo truppe di terra dalla Germania per sostituire parzialmente i nostri soldati”, ha dichiarato Jeffrey in un’intervista. Venerdì 5 luglio, Jeffrey si trovava in missione a Berlino per discutere con il governo e l’esercito tedesco di tale questione. “Stiamo cercando volontari qui e tra gli altri partner della coalizione”, ha riferito Jeffrey, aggiungendo di non aver chiesto un numero specifico di soldati e che questi non sarebbero necessariamente obbligati a impegnarsi nel combattimento diretto con l’ISIS. “È meglio forzare lo Stato Islamico a ripiegare tramite le forze siriane locali”, ha sottolineato. “Ma una certa presenza internazionale è necessaria per assicurare il supporto aereo, per la logistica, la formazione e l’assistenza tecnica”, ha poi specificato il rappresentante USA. 

Trump, il 19 dicembre 2018, aveva ordinato il ritiro completo dei propri contingenti dalla Siria, ponendo improvvisamente fine alla campagna militare contro lo Stato Islamico e innescando le repentine dimissioni del Segretario alla Difesa, Jim Mattis, per divergenze di vedute strategiche. La smobilitazione delle truppe americane era prevista per la fine di aprile 2019. Sebbene atteso, tuttavia, il ritiro della coalizione contro l’ISIS dalla Siria non è ancora stato completato. Trump era stato già persuaso dai consiglieri personali a lasciare alcune unità militari in Siria. Il 22 febbraio, la Casa Bianca aveva annunciato che un piccolo gruppo di peacekeepers, composto da 200 truppe americane, sarebbe rimasto in Siria dopo il ritiro degli Stati Uniti, unendosi a un contingente composto da 800 a 1.500 truppe internazionali, inviate anche dai Paesi europei, allo scopo di creare una zona sicura di osservazione e monitoraggio nella Siria nord-orientale, zona che sta venendo attualmente negoziata. Un funzionario americano, parlando in condizione di anonimato, aveva affermato che le 200 truppe sarebbero state ripartite a metà tra le aree del Kurdistan, nel nord-est del Paese, e il presidio di Tanf, a sud-est, preannunciando che il totale delle milizie avrebbe anche potuto aumentare.

L’ISIS è apparso in Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato l’istituzione di un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terra, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche, tra cui alcune parti nord-orientali di Sweida, diverse zone nella provincia di Daraa, e aree vicine ad Abu Kamal, attualmente circondata ad ovest da forze governative e ad est da forze curde.

Le Syrian Democratic Forces, sostenute dalla coalizione a guida USA, hanno progressivamente liberato le roccaforti dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. Le SDF hanno partecipato alla liberazione delle principali roccaforti dell’organizzazione terroristica in Siria, in particolare Raqqa, il 17 ottobre 2017, Deir Ezzor, il 3 novembre 2017, e Albu Kamal, il 19 novembre 2017. Dopo numerosi altri scontri, sabato 23 marzo 2019, le SDF hanno ufficialmente riconquistato Baghouz ponendo fine al califfato jihadista. La liberazione di tale roccaforte ha rappresentato un evento decisivo nella lotta contro i terroristi. Tuttavia, questi continuano a lanciare attacchi sporadici nel Paese.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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