Emirati Arabi Uniti: è ufficiale il ritiro delle truppe dallo Yemen

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 15:22 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Dopo diversi comunicati stampa, l’8 luglio è giunta la prima conferma ufficiale  da parte degli Emirati Arabi Uniti (EAU) circa l’intenzione di ritirare le proprie truppe dallo Yemen. La decisione rappresenta il primo passo nella strada della transizione da una strategia militare alla pace.

Secondo quanto dichiarato da un alto funzionario emiratino, in condizioni di anonimato, gli EAU stanno ritirando le proprie truppe nella cornice di un piano di ridistribuzione per motivi strategici e tattici, con l’obiettivo principale di riportare la pace nell’area. Nello specifico, è stato rivelato che vi è già stata una riduzione delle truppe, di circa centinaia di soldati, dalle coste del Mar Rosso ad Ovest dello Yemen, ed in particolare da Hodeidah, considerata la principale porta di accesso agli aiuti umanitari.

Precedentemente, alla fine del mese di giugno, gli Emirati Arabi Uniti avevano deciso di ridurre la propria presenza militare in Yemen, alla luce delle tensioni crescenti tra Iran e Stati Uniti, che minano la sicurezza interna del Paese. Abu Dhabi rappresenta un membro chiave della coalizione a guida saudita che combatte contro i ribelli yemeniti Houthi in Yemen, sin da marzo 2015.  A tal proposito, già nel corso del mese di giugno, le truppe emiratine stanziate nella regione meridionale, vicino al porto di Aden, e sulla costa occidentale, erano ritornate a casa.

A tal proposito, quattro diplomatici occidentali, intervistati dall’agenzia di stampa Reuters in condizione di anonimato, avevano riferito che gli Emirati preferiscono avere le loro truppe ed i propri equipaggiamenti a portata di mano, se la situazione tra USA e Iran dovesse precipitare.

In realtà, sembrerebbe che da circa un anno Abu Dhabi cerca di riportare a casa le proprie truppe, per evitare di essere coinvolta in una eventuale guerra tra Washington e Teheran, di cui subirebbe le conseguenze di una vendetta iraniana.

Lo scenario politico in Medio Oriente è divenuto particolarmente instabile negli ultimi mesi, a causa di tensioni riguardanti soprattutto USA ed Iran. A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran.

Nel quadro di tali crescenti tensioni, il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e mezzi navali appartenenti all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. A tal proposito, Abu Dhabi non ha accusato nessun Paese specifico per l’accaduto ma ha espresso la propria preoccupazione circa la minaccia iraniana. Il 7 giugno scorso, gli EAU, insieme alla Norvegia e all’Arabia Saudita, hanno dichiarato in sede ONU che i risultati delle prime indagini sugli attacchi alle navi hanno evidenziato come si trattasse di un’operazione “sofisticata e coordinata”, portata avanti molto probabilmente da un attore statale.

Un ultimo evento che ha acceso nuovamente le tensioni nel Golfo si è verificato il 13 giugno scorso, quando due grandi esplosioni hanno interessato alcune petroliere nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran. In tale quadro, gli Stati Uniti hanno incolpato Teheran degli attacchi e si sono detti alla ricerca del consenso internazionale contro le minacce alla sicurezza dei carichi via mare, nonostante l’Iran abbia respinto le accuse di coinvolgimento nella duplice esplosione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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