Egitto: l’Africa avrà un futuro radioso

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 10:48 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha evidenziato l’importanza dell’accordo di libero scambio nel continente africano (AfCFTA) ed ha affermato che l’agenda 2063 porterà ad un futuro radioso per l’Africa.

Tale affermazione è giunta nel corso del vertice straordinario dell’Unione Africana, tenutosi nella capitale del Niger, Niamey, il 7 luglio, in cui il presidente egiziano si è rivolto ai Paesi partecipanti con un discorso di apertura. Secondo al-Sisi, l’accordo di libero scambio rappresenta un passo significativo, nonché motivo di orgoglio. Pertanto, il presidente ha invitato tutti gli Stati membri dell’Unione Africana a procedere con la firma e la ratificazione di tale accordo, in un momento in cui i riflettori del mondo sono puntati sull’Africa.

Tuttavia, a detta di al-Sisi, la strada verso una completa integrazione economica è ancora lunga, ma non bisogna demordere. Lo stesso vale per una piena realizzazione dell’Agenda 2063. Quest’ultima rappresenta un quadro strategico per l’Africa, volto a trasformare il continente in una nuova potenza dinamica a livello globale, oltre a realizzare uno sviluppo inclusivo e sostenibile, sulla base dell’unità tra gli Stati. Secondo al-Sisi, tale piano potrà essere sinonimo di un futuro prospero per tutto il continente africano e rafforzerà la posizione negoziale del continente.

Il vertice del 7 luglio ha preso in esame questioni relative all’economia, lo sviluppo, la pace e la sicurezza, oltre ai meccanismi di riforma delle istituzioni e delle strutture dell’Unione Africana. In tale contesto, l’accordo vede la creazione di un’area di libero scambio che, se effettivamente portata a termine, unirebbe 55 nazioni, 1.3 miliardi di persone e creerebbe un blocco dal valore di 3.4 trilioni di dollari. Tale zona sarebbe altresì il simbolo della pace e della prosperità nel continente e aprirebbe una nuova “era di sviluppo”.

L’AfCFTA ha preso avvio il 21 marzo 2018, dopo anni di colloqui, con la firma di 44 dei 55 Paesi dell’Unione. Nel corso dell’ultimo anno, sempre più Paesi africani hanno aderito all’accordo e, al momento, l’Eritrea è l’unico Paese a non essere incluso. Il patto prevede la riduzione delle tariffe doganali sul 90% dei beni, in modo da facilitare lo scambio di beni e servizi in tutto il continente. Tale mossa potrebbe aumentare il volume del commercio nella regione di circa il 15-25% nel medio termine, ma secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la cifra potrebbe raddoppiare se verranno eliminati alcuni ostacoli. A tal proposito, secondo la Commissione Economica per l’Africa delle nazioni Unite, entro il 2022, il commercio all’interno del continente potrà aumentare del 52%. Secondo il FMI, inoltre, la zona di libero scambio rischia di “cambiare le regole del gioco a livello economico” ma ha avvertito che la riduzione delle tasse da sola non è sufficiente.

Si spera che l’area di libero scambio, la più ampia nel suo genere dall’istituzione dell’Organizzazione mondiale del commercio nel 1994, scateni il potenziale economico dell’Africa dopo una lunga situazione di stallo, e promuova il commercio intracomunitario, rafforzando le catene di distribuzione e diffondendo esperienze e competenze. Nel 2017, il commercio intraregionale rappresentava solo il 17% delle esportazioni africane, rispetto al 59% in Asia e al 69% in Europa. L’Africa era, quindi, rimasta indietro rispetto alla crescita economica verificatasi in alcune aree commerciali mondiali negli ultimi decenni.

Nonostante uno scenario ricco di speranze, secondo alcuni economisti, vi sono anche alcune sfide da considerare e problematiche da affrontare. Tra queste, le reti stradali e ferroviarie fatiscenti, le tensioni in numerose aree del continente, i vincoli di gestione alle frontiere, la corruzione che ostacola la crescita e l’integrazione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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