Egitto e EAU hanno reclutato milizie sudanesi per supportare Haftar in Libia

Pubblicato il 8 luglio 2019 alle 19:55 in Libia Sudan

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L’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno reclutato militanti dal Sudan e da altri Paesi africani per supportare le forze armate di Khalifa Haftar nell’assalto contro Tripoli, lanciato il 4 aprile e ancora in corso. 

A riportarlo è il quotidiano The New Arab, che ha diffuso la notizia lunedì 8 luglio, citando una fonte “ben posizionata” in Libia. Secondo quanto riferito, alcuni alti funzionari degli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno raggiunto un accordo con il generale Mohamed Hamdan Dagalo, vice capo del Consiglio Militare sudanese e leader delle temute Forze di Supporto Rapido, che hanno represso con estrema violenza le proteste popolari degli ultimi mesi in Sudan. Gli accordi tra i funzionari degli EAU e Dagalo avrebbero garantito la fornitura di milizie sudanesi ad Haftar. Il quotidiano, quindi, sottolinea che l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto avevano manifestato un forte supporto per la presa di potere militare dell’esercito sudanese, dopo la deposizione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, avvenuta  l’11 aprile 2019.

Dato che gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e l’Arabia Saudita sono considerati i principali sostenitori di Haftar, è plausibile che questi abbiano chiesto il supporto dell’esercito sudanese, in cambio dell’appoggio al loro governo militare in Sudan. Tali rivelazioni mostrerebbero quanto i due conflitti risultino connessi da una complessa rete di accordi internazionali. Tuttavia, venerdì 5 luglio, il dominio militare in Sudan ha vissuto una piccola fase di arresto. L’esercito e i leader delle proteste sudanesi hanno concordato di istituire un comune Consiglio Sovrano misto civile-militare di 11 membri che governerà il Paese per tre anni e tre mesi, circa. Si tratta di un’importate passo avanti nel Paese, dilaniato dalle violenze. Il Consiglio sarà formato da 5 soldati e 6 civili. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21, poi è prevista una rotazione. Tuttavia, i manifestanti hanno ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente al-Bashir. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, che hanno causato la morte di più di 100 individui. Le Forze di Supporto Rapito del Sudan, il cui leader ha stretto accordi con gli EAU, hanno partecipato attivamente alla repressione del 3 giugno. 

La Libia, da parte sua, vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, capeggiato dal generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia. La Francia ha avuto una storia di rapporti con Haftar, ma ha poi dichiarato di sostenere il governo di Tripoli, insieme agli altri alleati occidentali. Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi, invece, sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Le Nazioni Unite, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale.

Il generale di Tobruk, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso e che sta lacerando la capitale. Da parte sua, il governo di Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, difendendo la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, oltre a circa 94.000 sfollati. Tra gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, il 2 luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico. La situazione nel Paese rimane estremamente tesa. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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