Tunisia: rinvenuti i corpi di 14 migranti in mare

Pubblicato il 7 luglio 2019 alle 6:00 in Immigrazione Tunisia

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La Guardia Costiera tunisina, sabato 6 luglio, ha recuperato i corpi di 14 migranti africani che erano annegati in mare in seguito al naufragio dell’imbarcazione su cui erano stipati insieme a decine di altri, partiti dalla Libia alla volta dell’Europa.

 Sull’imbarcazione erano stipate oltre 80 persone; a renderlo noto è stata la Mezzaluna Rossa tunisina. Secondo quanto riportato dall’agenzia UNHCR delle Nazioni Unite, nella giornata di giovedì 4 luglio, alcuni pescatori tunisini sono riusciti a trarre in salvo 4 migranti, di cui uno è poi morto in ospedale. Gli altri migranti a bordo del vascello sovraccarico sono dati per dispersi in mare. L’imbarcazione era naufragata nella giornata di mercoledì 3 luglio, a largo di Zarzis, in Tunisia.  

Non è il primo fenomeno del genere che avviene negli ultimi mesi. Sono almeno 65 i migranti partiti dalle coste libiche e morti per affogamento nella tratta alla volta dell’Europa nel corso del mese di maggio, quando si è capovolta un’imbarcazione a largo della Turchia.

La situazione riguardante i migranti nel Mediterraneo è particolarmente critica. Secondo le stime ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per l’Immigrazione (IOM), nel mese di giugno 2019, sono sbarcati in Europa circa 5.500 migranti, di cui 2.768 in Grecia, 1.422 in Spagna, 691 in Italia, 504 a Malta e 66 a Cipro. Dall’inizio dell’anno, invece, sono giunti in Europa via mare complessivamente 27.542 stranieri. Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, seguita da Spagna, Italia, Cipro e Malta. Il numero dei morti in mare nei primi sei mesi del 2019, invece, ammonta a 600. Per quanto riguarda l’Italia, le stime del Ministero dell’Interno indicano che, dal primo gennaio al 30 giugno 2019, sono sbarcati circa 2.600 migranti, cifra che segna una drastica diminuzione rispetto al numero dello scorso anno, quando sono giunti via mare 16.566 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, pakistana, irachena, algerina e ivoriana.

Sempre lo scorso maggio, 108 migranti e rifugiati sono stati trasferiti al centro di detenzione di Tajoura, poco distante dalla capitale libica, Tripoli; tale struttura, nella notte di giovedì 4 luglio, è stata colpita da raid aerei, dei quali il governo di Tripoli ha accusato l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo libico parallelo, a Tobruk. L’attacco ha provocato la morte di almeno 53 persone. Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute. I migranti in Libia vivono in condizioni pessime, sono soggetti a torture e abusi, secondo i testimoni che sono passati per tali strutture. 

La costa libica occidentale è il principale punto di partenza per i migranti africani che tentano di raggiungere le coste del continente europeo, nonostante il numero di coloro che si imbarcano nell’attraversamento è calato drasticamente in seguito agli sforzi operati dall’Italia per coordinare e addestrare i membri della Guardia Costiera libica, la quale, adesso, ogni volta che intercetta un gruppo di migranti irregolari li rimpatria e li mette in stato di arresto. Le Nazioni Unite hanno fatto appello al governo libico affinché liberi i migranti incarcerati, molti dei quali sono in prigione già da anni.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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