Teheran sfida Washington: arricchiremo uranio “a ogni livello”

Pubblicato il 7 luglio 2019 alle 11:16 in Iran USA e Canada

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L’Iran, domenica 7 luglio, si è detto pienamente preparato ad arricchire uranio a ogni livello e percentuale, in aperta sfida verso gli Stati Uniti, dopo che Washington ha imposto nuove sanzioni contro il Paese mediorientale.

In una conferenza stampa andata in onda in diretta, alcuni ufficiali iraniani hanno affermato che Teheran d’ora in poi, ogni 60 giorni, continuerà a ridurre progressivamente la sua aderenza agli impegni presi con il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA), il trattato sul nucleare firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. Questo, a meno che i Paesi firmatari del patto non agiscano repentinamente per proteggere gli interessi economici iraniani dalle sanzioni statunitensi.

Behrouz Kamalvandi, il portavoce dell’Organizzazione Atomica Iraniana, nella giornata di domenica 7 luglio ha affermato: “In poche ore il processo tecnico giungerà a termine e l’arricchimento oltre la soglia del 3,67% avrà inizio”. L’uomo ha poi aggiunto: “E domani mattina preso, quando la IAEA monitorerà il campione, saremo andati oltre il 3,67%”.

L’AIEA è l’agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite. In base al JCPA, l’Iran può arricchire uranio fino a una soglia del 3,67%, ben al di sotto del 20% raggiunto prima dall’accordo; per costruire armi nucleari, occorre raggiungere una soglia indicativa del 90%.

Kamalvandi ha affermato che il Paese arricchirà uranio per usarlo come carburante nell’impianto nucleare di Bushehr, e lo farà fino a un livello del 5%. “Siamo pienamente preparati ad arricchire uranio ad ogni livello e percentuale”, ha concluso il portavoce iraniano.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è diventato, nell’ultimo periodo, sempre più pericoloso. Giovedì 20 giugno, Trump  aveva ordinato un attacco contro l’Iran, in risposta all’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno, ma poche ore prima del lancio dell’operazione, venerdì 21 giugno, aveva poi cambiato idea e deciso di annullare l’offensiva, spiegando su Twitter che non intendeva causare vittime sul suolo iraniano. Teheran si era difeso sostenendo che il drone si trovasse nello spazio aereo iraniano e volasse sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto, tuttavia Washington ha continuato a rigettare la versione iraniana e ha ribadito che il velivolo stava attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale.

L’intesa sul nucleare prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha successivamente reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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