L’attacco al centro di migranti libico e la “negligenza” dell’Unione Europea

Pubblicato il 7 luglio 2019 alle 6:13 in Europa Libia

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L’Unione Europea è stata accusata di negligenza nei confronti della questione migratoria in Libia, dopo che un attacco aereo ha colpito, nella notte di martedì 2 luglio, un centro di detenzione poco al di fuori della capitale, Tripoli, causando la morte di almeno 44 persone. “C’è una certa indifferenza tra i Paesi europei sulla situazione dei migranti in Libia, che si sta deteriorando da mesi”, ha affermato l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Migrazione nel Mediterraneo, Vincent Cochetel. “I recenti combattimenti nei pressi della capitale hanno creato un contesto ancora più grave. Non può essere sempre una questione di business, come quando si affronta il tema della cooperazione con la Libia sui rimpatri” ha ribadito Cochetel. Il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco il comandante di Tobruk, Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Da parte sua, il generale ha negato di aver colpito il centro e ha sostenuto che le sue forze prendono di mira esclusivamente postazioni militari nei pressi della capitale.

L’inviato dell’ONU ha dichiarato che attacchi di questo tipo dovrebbero generare, tra i vertici dell’UE, un ripensamento sulla politica europea di rimpatrio dei migranti intercettati in acque libiche. Anche diverse organizzazioni umanitarie in parte hanno attribuito la tragedia alle iniziative europee di partnership con le milizie libiche locali per impedire ai migranti di attraversare il Mar Mediterraneo. “Abbiamo ripetuto continuamente che le persone non dovrebbero essere riportate in Libia perché la gente scompare tra i punti di sbarco e i centri di detenzione”, ha detto Cochetel. “Alcuni vengono portati nei centri di detenzione, dove vengono maltrattati e detenuti arbitrariamente, ma altri finiscono per essere venduti come schiavi”.

Il nuovo gruppo dirigente dell’UE deve “rinnovare la pressione” sulle autorità libiche e su tutte le parti del conflitto per porre fine alla “detenzione arbitraria” di migranti in Libia, ha affermato l’inviato dell’ONU. “Abbiamo bisogno di un sistema di sbarco rapido e visibile per le persone salvate in mare. Stati membri dell’UE come la Francia e l’Italia hanno preso misure per aumentare le capacità della Guardia costiera libica, ma gli elementi criminali sono ancora coinvolti nel processo di traffico degli esseri umani con totale impunità. Capisco gli interessi strategici dell’Europa ma dobbiamo andare oltre: i conflitti che spingono le persone a recarsi in Libia sono stati risolti?” ha concluso Cochetel. Il 4 giugno, Medici Senza Frontiere (MSF) aveva lanciato un appello all’Italia e all’Europa e aveva chiesto lo smantellamento immediato del sistema dei centri di detenzione in Libia e si arrivi ad attuare un meccanismo di ricerca e soccorso in mare adeguato. 

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha affermato che l’attacco “potrebbe chiaramente costituire un crimine di guerra”, mentre l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) hanno chiesto un’indagine per individuare i responsabili.

A questa situazione si aggiungono le vicende estremamente critiche che stanno interessando di recente il Paese. Il capo dell’LNA e uomo forte del governo di Tobruk, Haftar, il 4 aprile, ha iniziato un assalto a Tripoli, dove le offensive sono ancora in corso. Le autorità tripoline, con a capo il premier Fayez Serraj, hanno risposto all’attacco di Haftar, il 7 aprile, con l’operazione “Vulcano di Rabbia”. Dal momento che Tripoli, a causa del conflitto in corso, non costituisce un luogo sicuro e adatto per ospitare i migranti, la UN Refugee Agency ha chiesto alla comunità internazionale di effettuare ulteriori evacuazioni dalla capitale. Nel solo mese di maggio 2019, secondo le stime dell’agenzia, la Guardia Costiera libica ha soccorso in mare 1.224 migranti che ha poi riportato in tale situazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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