Incontro di emergenza dell’IAEA sulla situazione del nucleare iraniano

Pubblicato il 7 luglio 2019 alle 6:08 in Iran USA e Canada

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L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) ha dichiarato che terrà un incontro di emergenza il 10 luglio per discutere del programma nucleare iraniano. La notizia arriva pochi giorni dopo la rivelazione del superamento di Teheran dei limiti sulla produzione di uranio arricchito, in violazione dell’accordo sul nucleare del 2015.

L’incontro tra i membri del Consiglio direttivo dell’IAEA è stato stabilito in seguito ad una richiesta presentata dagli Stati Uniti. L’ambasciatore americano presso l’organizzazione, Jackie Wolcott, aveva avanzato la proposta di un incontro speciale per discutere il comportamento iraniano per quanto riguarda la quantità di uranio arricchito consentita nelle sue riserve.

L’Agenzia, questa settimana, ha nuovamente confermato le violazioni della Repubblica Islamica, constatando che Teheran aveva superato il limite di 300kg, stabilito dall’accordo “Joint Comprehensive Plan of Action” (JCPOA), firmato a Vienna il 14 luglio 2015. Gli Stati Uniti hanno altresì rilasciato una dichiarazione in cui definiscono “preoccupante” la notizia della violazione. “La comunità internazionale deve considerare colpevole il regime iraniano”, si legge nel comunicato.

L’Iran ha inoltre avvertito che, a partire da domenica 7 luglio, inizierà a trasgredire un altro punto chiave fissato nel JCPOA, ovvero quello che limita il livello di arricchimento delle scorte di uranio al 3,67%.

Il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario.

La Casa Bianca ha detto che continuerà ad applicare “la massima pressione” sull’Iran “fino a quando i suoi leader non cambieranno la loro linea di condotta”. Ha anche sostenuto che l’Iran dovrebbe essere sottoposto ad un accordo che escluda del tutto la possibilità di arricchire uranio. Gli alti funzionari iraniani e le parti rimaste nell’intesa, che sono Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia, si erano incontrate a Vienna il 28 giugno, con l’obiettivo di salvare l’accordo. Tuttavia, dal momento che questi Stati hanno una limitata capacità di proteggere l’economia iraniana dalle sanzioni statunitensi, è stato difficile per loro offrire qualsiasi tipo di garanzia a Teheran. Perciò, anche quest’ultima possibilità, rappresentata dall’incontro di Vienna, non è riuscita a salvare l’accordo.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è diventato, nell’ultimo periodo, sempre più pericoloso. Giovedì 20 giugno, Trump  aveva ordinato un attacco contro l’Iran, in risposta all’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno, ma poche ore prima del lancio dell’operazione, venerdì 21 giugno, aveva poi cambiato idea e deciso di annullare l’offensiva, spiegando su Twitter che non intendeva causare vittime sul suolo iraniano. Teheran si era difeso sostenendo che il drone si trovasse nello spazio aereo iraniano e volasse sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto, tuttavia Washington ha continuato a rigettare la versione iraniana e ha ribadito che il velivolo stava attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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