Cina, India e la cyber guerra

Pubblicato il 7 luglio 2019 alle 13:31 in Asia Cina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 35% degli attacchi cibernetici all’India provengono dalla Cina. Sebbene finora questi attacchi non hanno danneggiato in modo catastrofico le infrastrutture o le reti elettriche, tuttavia non sono da sottovalutare perché potrebbero minare l’equilibrio di potere tra i due giganti asiatici in un eventuale conflitto militare futuro.

L’India ha mantenuto un atteggiamento di calma ed è rimasta sulla difensiva e si è dedicata allo sviluppo di difese cibernetiche in grado di fare da deterrente a questo tipo di attacchi virtuali nel lungo periodo. Una possibile linea di azione dell’India potrebbe essere quella di unire le forze con altri Paesi asiatici anch’essi nel mirino della intelligence cibernetica cinese.

Gli investimenti della Cina nelle strategie di guerra cibernetiche iniziarono nel 1997 ed erano mirate a ridurre la debolezza del Paese nei confronti di Stati Uniti e Russia. Nel 2019, la situazione è molto cambiata e Pechino fa ricorso alla guerriglia cibernetica per colpire i suoi nemici, India per prima. Tra i due giganti asiatici le tensioni sono longeve e su più fronti e dal 1962, anno di inizio della guerra sino-indiana, anche i momenti di dispute militari sono stati frequenti. L’ultimo scontro che ha visto gli eserciti dei due Paesi schierarsi è avvenuto in Bhutan, il piccolo stato cuscinetto che divide India e Cina, per la costruzione, da parte cinese, di una strada considerata illegittima dall’India.

Dal lancio dell’iniziativa Belt and Road nel 2013, l’India ne è stata sempre critica e ha guardato con apprensione anche allo sviluppo della potenza navale e di quelle che considera mire espansionistiche cinesi nel Mar Cinese Meridionale.

La Cina, dal suo canto, utilizza la guerra cibernetica contro l’India per due ragioni. La prima è geopolitica. Si tratta di consolidare il suo dominio in Asia, soprattutto mentre l’India stringe rapporti di cooperazione militare con gli Stati Uniti. Una cooperazione che vede esercitazioni militari congiunte, un aumento della vendita di armi da Washington a New Delhi e le operazioni navali congiunte, a cui, dal 2015, si è unito anche il Giappone.

La seconda è strategica. Dal 2010, gli attacchi cibernetici all’India hanno avuto come obiettivo quello di avere accesso alle informazioni sensibili sia del governo che del settore privato e hanno visto la realizzazione di attività di disturbo delle quotidiane attività svolte sul web o via satellite. Un esempio, nel 2010, è stato la diffusione del virus Stuxnet che ha compromesso la trasmissione satellitare dei canali televisivi in diverse zone dell’India. Altri casi, hanno invece visto l’utilizzo di trojan per entrare nelle reti informatiche o nei programmi software. Tali virus informatici possono rimanere silenti per un periodo di tempo anche lungo e innescarsi solo in un momento specifico predefinito dagli hacker che li hanno programmati.

L’India finora non ha reagito rispondendo alla Cina con la stessa moneta e contrattaccando, anzi nel 2017, la maggior parte delle importazioni di hardware informatico dell’India provenivano proprio dalla Cina, rendendo il Paese più vulnerabile ai cyber attacchi cinesi.

Una delle ragioni per cui l’India ha scelto di non controbattere agli attacchi degli hacker cinesi è che molto spesso per gli attacchi cibernetici è difficile stabilire la provenienza e i responsabili in modo certo e sebbene il 35% degli attacchi mirati all’India siano stati tracciati come partiti dal suolo cinese, il governo di Pechino non li ha mai confermati e ha, anzi, sempre affermato di non essere a conoscenza dei fatti, negando qualsiasi responsabilità.

Inoltre, l’India non dispone di una capacità spiccata in ambito di cyber attacchi che possa fare da deterrente alle operazioni degli hacker cinesi, quindi, secondo l’analisi di TheDiplomat, resta aperta la domanda su come avrebbe potuto New Delhi reagire, se non con mezzi di attacco convenzionali. Un’azione che comporterebbe costi altissimi e sarebbe considerata come non commisurata all’offesa, soprattutto in risposta ad attacchi che non hanno creato danni troppo grandi alle infrastrutture indiane, né causato vittime.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Ilaria Tipà, Interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.