Afghanistan: autobomba dei talebani a Ghazni, almeno 14 morti

Pubblicato il 7 luglio 2019 alle 14:08 in Afghanistan Asia

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Un attacco dei talebani contro un presidio di sicurezza governativo nell’Afghanistan centrale, domenica 7 luglio, ha causato la morte di almeno 8 unità delle forze afghane e di 6 civili, oltre al ferimento di oltre 180 persone, mentre sono in corso le trattative di pace tra il gruppo islamista e una delegazione afghana in Qatar.

 Alcuni combattenti talebani hanno detonato un’autobomba nella città di Ghazni poco lontano dall’ufficio dei principali servizi di intelligence del Paese, il National Directorate of Security (NDS), nella mattinata di domenica 7 luglio. Il gruppo islamista ha rivendicato l’attacco attraverso un comunicato del portavoce ufficiale, Zabihullah Mujahid, che ha affermato: “Dozzine di ufficiali dell’NDS sono stati uccisi o feriti”. In base al bilancio del personale ospedaliero locale, 13 adulti, tra cui 8 membri del servizio di intelligence, hanno perso la vita. Oltre a loro, anche un bambino. Altri 60 bambini almeno sono rimasti feriti dall’esplosione, in quanto stavano seguendo lezioni in una scuola privata vicina al luogo dell’aggressione, quando porte e finestre dell’edificio sono state distrutte nella deflagrazione. Zaher Shah Nekmal, direttore del personale medico della provincia di Ghazni, ha affermato che il bilancio di morti e feriti potrebbe aumentare.

Il presidente del Paese, Ashraf Ghani, ha condannato l’attacco di domenica e messo in questione l’effettiva volontà del gruppo insurrezionalista a scendere a patti per una tregua: “Si macchiano le mani con il sangue di persone innocenti in Afghanistan ogni giorno. Dovrebbero sapere che non è possibile ottenere privilegi nei colloqui di pace se prendono di mira i civili, soprattutto i bambini”, ha reso noto il capo di Stato in un comunicato. Gli incontri tra i talebani e i funzionari di Washington riprenderanno regolarmente martedì 9 luglio.

L’esplosione di domenica è l’ultima di una lunga serie di violenze messe in atto dal gruppo talebano nelle ultime settimane, secondo gli esperti per ribadire la loro potenza militare durante le delicate fasi negoziali con i funzionari statunitensi, atte a raggiungere un accordo di pace che possa mettere fine ai 18 anni di conflitto nel Paese. I colloqui di pace tra talebani e Stati Uniti, che rappresentano il settimo round di incontri tra le due parti, sono iniziati nella giornata di sabato 29 giugno e si incentrano sul ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e sul progressivo arresto degli attacchi terroristici nel Paese. Il gruppo islamista aveva appena accettato, sabato 6 luglio, di mettere in pausa i colloqui con gli statunitensi per avviare un dialogo separato con una delegazione governativa afghana. Un incontro organizzato precedentemente tra i rappresentanti afghani e il gruppo islamista era stato annullato nel mese di aprile, per via di contrasti in merito al numero di membri che avrebbero dovuto rappresentare la delegazione governativa, per il quale la proposta dell’amministrazione era di 250 persone. Questa volta, invece, solamente una 40ina le persone, per lo più attivisti e personalità di spicco, si sono recate a Doha; nessuna di loro riveste però una carica ufficiale in seno al governo, condizione definita necessaria da parte dei talebani, i quali non intendono scendere ad accordo con alcun membro diretto del governo centrale di Kabul.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese per eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione e stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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