Emirati Arabi Uniti sospettati di tramare contro il governo yemenita

Pubblicato il 6 luglio 2019 alle 6:20 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Dopo alcune rivelazioni sul fatto che gli Emirati Arabi Uniti avessero deciso di ridurre drasticamente la loro presenza militare in Yemen, nuove fonti governative hanno riferito che in realtà il Paese starebbe finanziando e addestrando una forza militare di 50.000 uomini per installare, nelle aree sottratte al controllo dei ribelli Houthi, fazioni politiche vicine ad Abu Dhabi.  

È quanto ha riportato il quotidiano qatarino in lingua inglese The New Arab, sottolineando che un’azione di questo genere potrebbe modificare gli equilibri nella regione e suscitare il disappunto dell’attuale governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale e guidato dal presidente Rabbo Mansour Hadi. Gli Emirati fanno parte, dal 26 marzo 2015, della coalizione, presieduta dall’Arabia Saudita e sostenuta dagli Stati Uniti, che combatte in Yemen a fianco delle forze del presidente Hadi e contro il movimento dei ribelli sciiti Houthi. Ciononostante, nel 2017, Abu Dhabi aveva supportato l’ascesa del Consiglio di Transizione del Sud, un’organizzazione secessionista considerata illegittima da Hadi e favorevole alla separazione delle regioni meridionali dal resto del Paese. Secondo quanto rivelato dalle fonti intervistate da The New Arab, gli Emirati starebbero attualmente reclutando milizie appartenenti al Consiglio e, negli ultimi mesi, avrebbero formato decine di brigate e centri militari nel Sud dello Yemen. Abu Dhabi, confermano le fonti, ha già, a questo scopo, ritirato alcune delle sue truppe dai pressi del porto di Aden e dalla zona costiera del Mar Rosso.

Il governo di Hadi starebbe interpretando queste mosse come un tentativo, da parte degli Emirati, di usurpare al presidente il controllo della leadership yemenita. Le brigate di nuova costituzione, che contano al momento circa 50.000 uomini, sono concentrate nelle aree che, prima dell’unificazione dello Yemen, nel 1990, costituivano il confine tra il Nord e il Sud del Paese, tra cui le province di Lahj, Aden, Dhali, Abyan e Yafa. Fonti vicine alla leadership del Consiglio di Transizione del Sud hanno rivelato che gli Emirati Arabi Uniti le hanno costrette a formare un esercito parallelo a quello del governo di Hadi, composto da 25-35 brigate con sede nello Yemen meridionale, che dispone attualmente di armamenti cospicui. Ogni brigata sarebbe formata da circa 1.500 soldati, il che significa che l’esercito potrebbe contare oltre 52.000 uomini. Tuttavia, le forze governative dovrebbero contare circa 200.000 persone, ma molti sospettano che queste cifre siano gonfiate.

Si ritiene che Abu Dhabi abbia affidato a una squadra di ufficiali emiratini e membri del Consiglio di Transizione il compito di dirigere gli sforzi nel Sud dello Yemen. Inoltre, alle brigate della milizia è stato ordinato di prendere il controllo delle province meridionali e delle loro risorse al fine di difendere le ex aree di confine dalle forze governative. Il sostegno degli Emirati si presenta sotto forma di centinaia di veicoli corazzati e decine di centri di addestramento militare. Fonti della leadership di Hadi hanno anche accusato Abu Dhabi di diffondere propaganda negativa sul governo internazionalmente riconosciuto.

Fonti del governo di Hadi temono che gli Emirati Arabi Uniti abbiano istituito le cosiddette “brigate di commando” per prendere controllo dei combattimenti e della leadership nel Sud del Paese spingendo le forze governative fuori dal territorio e privandole del loro ruolo nel conflitto. In più, essi affermano che gli Emirati starebbero pagando personalmente i salari dei membri della milizia, per persuadere altri cittadini yemeniti a unirsi ai loro ranghi rispetto a quelli governativi.

In Yemen, la guerra civile è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. L’ONU ha descritto quella in Yemen come la peggiore crisi umanitaria del mondo, con oltre 24 milioni di yemeniti, oltre i due terzi della popolazione, che necessitano di assistenza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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