Afghanistan: in pausa negoziati USA-talebani, incontro tra gruppi rivali afghani

Pubblicato il 6 luglio 2019 alle 18:00 in Afghanistan Asia

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I funzionari statunitensi e i rappresentanti del gruppo talebano, sabato 6 luglio, hanno deciso di sospendere per 2 giorni le trattative in corso per permettere un incontro tra gruppi rivali afghani in Qatar.

Sohail Shaheen, un portavoce della delegazione politica talebana nella capitale qatarina, Doha, ha reso noto che le trattative tra le due fazioni riprenderanno dopo un’interruzione di due giorni, volta a consentire lo svolgimento di una conferenza infra-afghana.

Nonostante i risultati trapelati finora dalle trattative tra Washington e i talebani  siano molto vaghi ed elusivi, in un segno di progresso dei negoziati, il gruppo islamista ha accettato di mettere in pausa i colloqui con gli statunitensi per avviare un dialogo separato con una delegazione governativa afghana. Gli ufficiali americani hanno richiesto un accordo sul cessate-il-fuoco, come pure lo svolgimento di trattative dirette tra il governo afghano e i talebani, prima di concludere un accordo di pace.

Un incontro organizzato precedentemente tra i rappresentanti afghani e il gruppo islamista era stato annullato nel mese di aprile, per via di contrasti in merito al numero di membri che avrebbero dovuto rappresentare la delegazione governativa, per il quale la proposta dell’amministrazione era di 250 persone. Questa volta, invece, sono solamente una 40ina le persone, per lo più attivisti e personalità di spicco, che si stanno recando a Doha; nessuna di loro riveste però una carica ufficiale in seno al governo, condizione definita necessaria da parte dei talebani, i quali non intendono scendere ad accordo con alcun membro diretto del governo centrale di Kabul.

Un membro di lungo corso dei talebani, parlando sotto anonimato, ha spiegato che la protezione dei diritti delle donne e delle minoranze è una delle tematiche che verranno affrontate a Doha, e che sono state mediate dai funzionari tedeschi e qatarini.

Nonostante gli sforzi diplomatici per porre fine al lungo conflitto nel Paese, le violenze, da parte dei talebani, non si sono arrestate. Il primo luglio, il gruppo islamista ha rivendicato un attentato con autobomba in un’area di Kabul che ospita edifici militari e governativi; sono almeno 16 le vittime del quarto giorno consecutivo di attentati in Afghanistan. Il precedente attacco risale alla notte di sabato 29 giugno, quando i talebani hanno condotto un attacco suicida contro un ufficio governativo, causando la morte di almeno 19 persone, dopo averne uccise 16 in altri due episodi di violenze.

I colloqui di pace tra talebani e Stati Uniti sono iniziati nella giornata di sabato 29 giugno e si incentrano sul ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e sul progressivo arresto degli attacchi terroristici nel Paese. I negoziati, che rappresentano il settimo round di incontri tra le due parti, si tengono a Doha, capitale del Qatar, e cercano di portare a termine la firma di un trattato di pace, in discussione da ottobre 2018, che metta fine a 18 anni di guerra.

L’argomento centrale degli incontri è stabilire una data precisa per la smobilitazione delle forze armate straniere e statunitensi dall’Afghanistan. Un altro tema riguarda la garanzia che i talebani dovranno offrire in cambio del ritiro americano affinché non si verifichino più attacchi terroristici e affinché il Paese non venga utilizzato come base per le offensive dei militanti islamici. Infine, gli ultimi due punti da affrontare sono il cessate-il-fuoco e i colloqui di pace tra le due fazioni afghane rivali, quella dei ribelli e quella del governo supportato dall’Occidente. I talebani rifiutano da anni i colloqui con le autorità di Kabul, accusandole di essere “burattini” delle potenze occidentali e ingaggiando contro di loro una dura guerra d’opposizione.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese per eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione e stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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