Turchia: autobomba esplode nei pressi del confine siriano

Pubblicato il 5 luglio 2019 alle 16:48 in Medio Oriente Turchia

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Almeno 3 persone sono rimaste uccise nell’esplosione di un’autobomba che si è verificata venerdì 5 luglio, nella città meridionale turca di Reyhanli, situata vicino al confine con la Siria.

Il presidente del Paese, Recep Tayyip Erdogan, ha parlato con i giornalisti a Istanbul, poco dopo l’accaduto e ha dichiarato che dalle prime analisi sembrerebbe che si sia trattato di un attentato terroristico. “I nostri colleghi stanno esaminando chi si cela dietro tale gesto”, ha riferito, aggiungendo che il governo avrebbe fornito maggiori informazioni, non appena disponibili. Un reporter di Al-Jazeera, Sinem Koseoglu, che scrive da Istanbul, ha raccontato che le vittime fino ad ora note si trovavano all’interno del veicolo che è esploso. Si ritiene che queste persone fossero siriane. “Reyhanli è vicina alla provincia di Idlib in Siria, quindi è un luogo importante per i siriani che passano dalla Turchia alla Siria”, ha aggiunto il giornalista.

Il governatore locale, Rahmi Dogan, ha dichiarato che la causa dell’esplosione non è stata immediatamente resa nota. Inoltre, ha reso noto che il luogo della detonazione è situato a meno di un chilometro dall’ufficio del governatore. Le riprese video distribuite dalle agenzie di stampa locali mostrano un’auto in fiamme in mezzo alla strada. La città era già stata teatro di un doppio attentato con autobombe, l’11 maggio 2013. In tale occasione più di 50 persone avevano perso la vita, in quello che è stato uno dei più letali attacchi della storia moderna della Turchia. Il Paese, tuttavia, è stato vittima di una serie di operazioni terroristiche nel 2015 e nel 2016, attribuiti all’ISIS e ai combattenti curdi. Sommati, tutti questi assalti hanno causato la morte di oltre 100 persone. 

Uno degli attentati più noti in Turchia è quello dell’1 gennaio 2017, quando, all’1.30 del mattino, ora locale, un 34enne di origini uzbeke e uigure, Abdulkadir Masharipov, ha fatto irruzione nel locale Reina, nota discoteca al centro di Istanbul, e ha ucciso 39 persone, ferendone 69. L’attentatore, che, in un primo momento, era riuscito a scappare, è stato poi catturato in un appartamento di lusso a Istanbul e arrestato dalla poizia turca il 17 gennaio 2017. L’attentato della notte di Capodanno nel nightclub di Istanbul è stato rivendicato il giorno seguente dall’ISIS su Telegram. La matrice terroristica è stata confermata dallo stesso attentatore che, nel corso degli interrogatori con la polizia, ha confessato di aver ricevuto ordini direttamente da Raqqa, in Siria, e di essersi addestrato nei campi di al-Quaeda, in Iraq, prima di affiliarsi al gruppo jihadista e di partire per la Turchia.

In seguito all’attentato al Reina, Ankara ha avviato una serie di operazioni antiterrorismo in tutto il Paese, per smantellare le cellule dell’ISIS operanti nel Paese mediorientale. Tale attività antiterroristica ha portato ad una massiccia operazione, il 9 novembre 2017, quando 165 persone, sospettate di avere legami con lo Stato Islamico, sono state arrestate e 245 mandati di arresto sono stati emessi ad Ankara e nella provincia circostante. L’ISIS peraltro non rappresenta l’unica minaccia per la Turchia. In particolare, Ankara considera organizzazioni terroristiche a tutti gli effetti il Kurdistan Worker’s Party (PKK) nonché la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti, che il governo turco considera responsabile del tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016, in seguito al quale, il 21 luglio, è stato imposto lo stato di emergenza, revocato, dopo 7 proroghe consecutive, il 19 luglio 2018.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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