Tagikistan e Iran: prove di riavvicinamento

Pubblicato il 5 luglio 2019 alle 6:30 in Iran Tajikistan

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Le relazioni tra il Tagikistan e l’Iran, dopo anni di aspre polemiche, sono riprese in seguito alla visita del presidente Rouhani a Dushanbe lo scorso 15 giugno.

I media tagiki il 30 giugno scorso hanno riferito che i due paesi si sono impegnati a investire congiuntamente 8 milioni di dollari per il completamento del tunnel di Isiqlol, che i viaggiatori hanno definito “il tunnel della morte”. I lavori di potenziamento del tunnel di Istiqlol, che è stato commissionato nel 2006 dal governo tagiko a imprese pubbliche iraniane, e costruito secondo standard considerati non soddisfacenti, vedranno l’installazione di sistemi anti-incendio e altre strutture per la messa in sicurezza.

I piani per Istiqlol, tuttavia, hanno un’importanza relativa, ma rappresentano un passo nel riavvicinamento tra Teheran e Dushanbe. Ciò che è significativo è che le relazioni tra i due paesi stiano rapidamente migliorando, dopo la rottura del 2015.

Da allora Dushanbe ha rivolto ogni tipo di accusa a Teheran, tra cui l’idea che l’Iran abbia finanziato l’opposizione armata durante la guerra civile degli anni ’90 e l’ingerenza negli affari tagiki a sostegno di movimenti estremisti islamici vietati nella repubblica ex-sovietica.

Un altro irritante era il destino dei beni del miliardario iraniano caduto in disgrazia Babak Zanjani, il cui impero commerciale internazionale comprendeva numerose attività in Tagikistan, che vanno da una banca e una compagnia aerea a un servizio di taxi e un terminal di autobus. Quando Zanjani fu arrestato in Iran nel 2013, per aver presumibilmente sottratto miliardi di dollari dovuti al Ministero del Petrolio del suo paese, per difendersi produsse una documentazione che dimostrava di aver messo da parte ingenti somme di denaro in accordo con la Banca nazionale del Tagikistan, un’affermazione che Dushanbe nega con forza. Tutti i beni aziendali di Zanjani sono stati nazionalizzati e rivenduti a imprese tagike, con grande dispiacere dell’Iran.

Le polemiche tuttavia sembrano essere cosa del passato. 

Fonti del governo tagiko hanno riferito al network Eurasianet che ci sono piani per aumentare il periodo in cui l’Iran riceve entrate dalla centrale idroelettrica Sangtuda-2, costruita sul fiume Nurek con denaro iraniano, da 14 a 30 anni. Non si tratta di un’offerta particolarmente allettante, dato che la società di servizi energetici statali del Tagikistan, Barki Tojik, è stata creata poco dopo il 2011, l’anno in cui Sangtuda-2 ha iniziato a operare, proprio per soddisfare gli obblighi di pagare la quota di profitti di Teheran generati dall’impianto. La sola idea, tuttavia, sarebbe stata impensabile un paio di anni fa, quando Dushanbe puntava a disfarsi di tutto ciò che la legava all’Iran.

Non vi sono dubbi che questi segnali di riavvicinamento si devono alla visita che il presidente iraniano Hassan Rouhani ha effettuato il 15 giugno scorso a Dushanbe per partecipare a un evento chiamato Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia. Durante un incontro bilaterale tra i due capi di stato, il presidente tagico Emomali Rahmon ha detto a Rouhani di considerare il Tagikistan “la sua seconda casa”.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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