Organizzazione “Mediterranea” salva 54 migranti a largo delle coste libiche

Pubblicato il 5 luglio 2019 alle 9:25 in Immigrazione Italia

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La barca a vela dell’organizzazione non governativa italiana, Mediterranea, ha salvato 54 migranti che si trovavano in pericolo su un barcone, al largo della zona SAR, Search and Rescue, della Libia, giovedì 4 luglio. A bordo, 3 donne incinta e 4 bambini. 

I membri dell’organizzazione annunciano il salvataggio su Twitter, scrivendo: “La celebrazione della vita: ecco i bambini, le donne e gli uomini salvati oggi pomeriggio dal mare e dall’inferno libico. Grazie a chi sostiene la nostra missione, siamo idealmente tutte e tutti a bordo”. I migranti, recuperati il 4 luglio, sono attualmente in 54 sul ponte di una barca a vela di 18 metri, denominata Alex. L’imbarcazione italiana si è immediatamente diretta verso il proprio territorio nazionale. Tuttavia, il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, ha inizialmente invitato l’equipaggio a dirigersi in Tunisia. Tale Paese, però, non aderisce alle norme internazionali per la salvaguardia di profughi e migranti e ha numerose volte riportato queste persone in Libia. Successivamente, nella notte tra il 4 e il 5 luglio, Salvini ha notificato il divieto d’ingresso nelle acque italiane all’imbarcazione con a bordo i 54 naufraghi. Il ministro ha poi commentato tale salvataggio e ha scritto, su Twitter, che si tratterebbe di una “nave dei centri sociali” e che non le sarà permesso l’ingresso in Italia.

Alle 5:17 del  mattino del 5 luglio, le autorità di Malta hanno offerto come “gesto di buona volontà” la disponibilità del Governo della Valletta allo sbarco sull’isola delle 54 persone a bordo della Alex. Il team di Mediterranea ha risposto che, a causa delle condizioni psicofisiche delle persone a bordo e delle caratteristiche della nave, l’imbarcazione non era in grado di affrontare la traversata verso l’isola. Tuttavia, l’equipaggio ha proposto il trasferimento dei migranti su motovedette maltesi o della Guardia Costiera italiana, perchè questi vengano trasferiti a Malta e messi in sicurezza. Il ministro dell’Interno, da parte sua, ha riferito una versione diversa dell’accaduto e ha scritto: “Le autorità marittime maltesi hanno dato alla nave dei centri sociali indicazione di dirigersi verso il porto di La Valletta, dove potranno attraccare. Incredibilmente, la ONG si sta rifiutando di andare a Malta, Paese europeo sicuro!”. Intanto, gli arrivi in Italia non si fermano. La Mediterranean Hope, un progetto per rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), ha comunicato che la sera del 4 luglio, 55 persone sono arrivate a Lampedusa, dopo essere state recuperate in acque italiane dalla Guardia di Finanza. Tra loro 32 uomini e 22 donne di cui 2 incita. I naufraghi erano originari della Costa d’Avorio ma anche della Guinea e del Camerun

Tali salvataggi arrivano in un momento estremamente drammatico per il Mediterraneo e appena due giorni dopo un fatale attacco contro un centro di detenzione per migranti libico, a Tagiura, una località situata ad Est della capitale libica, Tripoli. Circa 40 persone sono morte a seguito del raid aereo, per il quale il governo tripolino di Fayez Al-Serraj ha incolpato il comandante del sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Quest’ultimo ha lanciato un offensiva contro la capitale libica il 4 aprile, che è ancora in corso. La situazione nel Paese è estremamente critica, sopratutto per la popolazione civile e le migliaia di migranti presenti sul territorio, detenuti arbitrariamente dalle autorità libiche e sottoposti a abusi e violenze di ogni tipo da parte delle milizie che controllano parte del territorio e numerose strutture di detenzione. I media vicini al governo di Tripoli, il 4 luglio, hanno riferito che a seguito dell’assalto contro il centro di detenzione, il premier Al-Serraj starebbe “valutando la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti e il rilascio di tutti i detenuti in Libia, con l’obiettivo di garantire la loro sicurezza”. 

A tale proposito, si moltiplicano gli appelli all’Europa per intervenire in questa situazione. Le organizzazioni che lavorano nel settore continuano a sottolineare che per combattere gli sbarchi è necessario intervenire con corridoi umanitari, metodo legale di entrata nei Paesi europei, che risultano totalmente insufficienti al momento. “L’attacco al centro di detenzione di migranti in Libia e le oltre 40 vittime rimaste uccise impongono un intervento umanitario che da tempo segnaliamo come urgente e prioritario: l’apertura di un corridoio umanitario europeo dalla Libia. Servono al più presto cinquantamila visti per le persone vulnerabili detenute in questi centri che anche fonti istituzionali definiscono come veri e propri lager.  Chiediamo all’esecutivo, che nelle persone del premier Conte e della viceministra Del Re hanno già espresso un preciso interesse alla proposta – come emerso anche lunedì scorso in un incontro pubblico alla Camera – di accelerare l’iter per aiutare questi profughi ad accedere a una protezione legale e sicura fuori dalla Libia. In questo senso auspichiamo che il governo avvii al più presto un negoziato europeo con questo obiettivo ed apra un tavolo tecnico per coinvolgere le chiese e le altre associazioni disponibili a collaborare”, ha riferito Paolo Naso, coordinatore della Mediterranean Hope. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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