Cina: controlli sui telefoni dei turisti in Xinjiang

Pubblicato il 5 luglio 2019 alle 12:31 in Asia Cina

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La polizia cinese che controlla i confini della provincia occidentale del Xinjiang avrebbe installato segretamente un’applicazione sui telefoni dei turisti e scaricato le loro informazioni personali come misura parte del protocollo di sicurezza voluto dal governo cinese per contrastare la diffusione dell’estremismo e del terrorismo islamico nella regione. Questo è quanto è emerso da una indagine effettuata da The Guardian insieme ad altri partner occidentali.

La provincia del Xinjiang è una delle regioni amministrative speciali cinesi in cui la maggioranza della popolazione appartiene a una minoranza etnica, in questo caso, l’etnia uigura di fede musulmana. Negli ultimi 10 anni, il Xinjiang, una delle regioni più vaste della Cina occidentale, ha vissuto una serie di attentati terroristici con esplosioni ed accoltellamenti per cui le autorità cinesi reputano responsabili gli estremisti islamici uiguri. Tra il 2013 e il 2015, i militanti islamici in Siria hanno inviato messaggi a tantissimi abitanti del Xinjiang chiedendo loro di lasciare quelle zone e di unirsi alla loro causa in Medio Oriente.

La diffusione dell’estremismo islamico ha causato la preoccupazione delle autorità centrali di Pechino che considerano il terrorismo, il separatismo e l’estremismo religioso come i “tre mali” da estirpare e hanno avviato un meccanismo di sorveglianza digitalizzata combinato a un sistema di “formazione professionale” che è stato avviato nel 2017 ed è considerato dagli attivisti per i diritti umani e dalla comunità internazionale un vero e proprio sistema di campi di rieducazione. In merito alla sorveglianza, in Xinjiang sono stati installate telecamere munite di tecnologia per il riconoscimento facciale sia nelle strade che per le moschee e gli abitanti della regione sembra siano stati costretti a scaricare le applicazioni che permettono di localizzare sempre la posizione dei loro telefoni.

Secondo l’indagine del Guardian e dei suoi partner internazionali, come il Süddeutsche Zeitung e il  New York Times il nuovo obiettivo della sorveglianza cinese sarebbero i turisti che entrano nel Xinjiang, soprattutto quelli che vi accedono attraverso il confine con il Kirzigistan. La polizia di confinerebbe chiede ai turisti di esaminare i loro telefoni e vi installerebbe delle applicazioni in grado di estrarre le email, i messaggi e l’elenco dei contatti, senza dare alcun preavviso o chiedere l’autorizzazione ai proprietari dei telefoni. Le procedure sarebbero diversificate pe telefoni Android, su cui viene direttamente installata l’applicazione, e telefoni Iphone che vengono collegati a una postazione fissa e scansionati direttamente. Non è chiaro, dall’indagine dei media, per quali scopi o dove le informazioni estratte vadano a finire, né per quanto tempo vengano conservate.

Secondo l’analisi degli accademici e degli esperti di sicurezza cibernetica consultati dal Guardian, l’applicativo realizzato da un’azienda cinese, effettuerebbe una ricerca di contenuti ritenuti allarmanti dalle autorità cinesi all’interno dei telefoni. Si tratta di una serie di termini associati all’estremismo islamico, come titoli di pubblicazioni diffuse in Medio Oriente o parole chiave connesse alla fabbricazione di armi. Altri termini oggetto dello screening cinese sarebbero il “digiuno per il Ramadam” o qualsiasi riferimento al “Dalai Lama”.

I turisti a recarsi nel Xinjiang ogni anno sono circa 100 milioni, secondo i dati delle autorità cinesi, composti sia da turisti cinesi che da stranieri e per la maggior parte raggiungono la regione passando dall’interno della Cina e non attraversando direttamente il confine occidentale che separa la Cina dal Kirzigistan. Le cose, però, sembra stiano cambiando con il ritorno in voga delle antiche rotte della Via della Seta, che prevedevano l’accesso alla Cina via terra, proprio dal Xinjiang.

Il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, durante la sua conferenza stampa di routine, ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’applicazione e di non sapere nulla delle procedure di installazione riportate dai media.

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Ilaria Tipà, Interprete di cinese e inglese

di Redazione

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