Josep Borrell, l’avversario dell’indipendentismo catalano alla guida della diplomazia europea

Pubblicato il 4 luglio 2019 alle 6:30 in Europa Spagna

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Il ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrell, è stato scelto dai capi di stato e di governo dell’Unione come Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza della UE. Un importante successo internazionale per il premier Pedro Sánchez, già emerso come principale negoziatore socialista nelle settimane successive al voto europeo del 26 maggio, ma anche una mossa significativa in chiave politica interna.

Per Borrell, 71 anni, è un politico di lunga esperienza. Ministro dei lavori pubblici e dell’ambiente negli ultimi governi di Felipe González (1991-96), fu responsabile di portare a termine le opere per le Olimpiadi di Barcellona e per l’Esposizione Universale di Siviglia, entrambe del 1992. Deputato per Barcellona dal 1993 al 2004, nei cinque anni successivi è stato deputato europeo, ed ha presieduto il parlamento comunitario tra il 2004 e il 2007. Dal 2009 aveva abbandonato incarichi pubblici, è tornato alla politica attiva in occasione delle manifestazioni unioniste in Catalogna dopo il referendum indipendentista del 1 ottobre 2017. Il suo nome era circolato anche come presidente provvisorio della Catalogna dopo l’applicazione dell’articolo 155 che sospendeva l’autonomia catalana il 31 ottobre 2017; alla fine l’allora capo del governo Mariano Rajoy assunse l’incarico direttamente. Nel giugno 2018, quando Sánchez è stato eletto capo del governo anche con i voti degli indipendentisti catalani, ha nominato Borrell alla guida della diplomazia spagnola proprio per ribadire l’immagine costituzionalista del Partito Socialista.

Quella di Borrell per i prossimi cinque anni è una sfida importante, anche se non assume un portafoglio di grande potere interno in seno alla Commissione, la sua carica è di interesse strategico per la Spagna, scrive Carlos Segovia, editorialista del quotidiano madrileno El Mundo

Arriva al vertice della diplomazia di Bruxelles un grande avversario del movimento indipendentista, in un momento in l’ex presidente catalano Carles Puigdemont e l’ex vicepresidente Oriol Junqueras, principali leader indipendentisti, sono stati entrambi eletti eurodeputati ma non riconosciuti, il primo perché non è andato a Madrid a registrare l’elezione (pretendeva di farlo a Bruxelles, ma ha ricevuto la negativa di Antonio Tajani), il secondo al momento sospeso dalla Suprema corte in quanto sotto processo per i reati connessi al referendum indipendentista del 1 ottobre 2017. 

Se il piano delle formazioni indipendentiste era quello di crearsi una tribuna in Europa per spezzare il sostegno comunitario a favore di Madrid e cercare di ottenere un riconoscimento internazionale per la loro causa, la presenza di Borrell ai vertici dell’Unione Europea rappresenta già un’importante presa di posizione contro l’indipendentismo.

La nomina di Borrell è fondamentale anche per la formazione del prossimo governo spagnolo. Pedro Sánchez, che il 23 luglio affronta la prima votazione alle Cortes per essere confermato capo del governo, può ora puntare a ottenere i voti o le astensioni degli indipendentisti catalani, senza che le opposizioni di destra possano accusarlo di essere disposto a favorire l’indipendentismo pur di rimanere al potere.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

 

di Redazione

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